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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Simone Weil

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Weil, Simone (propr. Simone Adolphine),  pensatrice francese è nata a Parigi il 3 febbraio 1909, morta a Ashford (Inghilterra) il 23 agosto 1943.

Fu pensatrice profonda e intensa tanto da dar vita nella sua breve esistenza a un originale connubio di esperienze di riflessione filosofica e politica e di azione solidaristica tra le più interessanti del secolo scorso.

Simone già dall'età di dieci anni nutrì interesse per la politica mettendosi sempre "istintivamente, più per sdegno che per pietà, al posto di quanti erano vittima di un'oppressione". Su posizioni vicine al sindacalismo rivoluzionario, era continuamente intervenuta in difesa dei disoccupati del luogo, accusata dai funzionari comunali e dai giornali locali anche di essere, in quanto la più istruita, l'organizzatrice e l'agitatrice di tali manifestazioni.

Aderì  nel 1932 al sindacato degli insegnanti e continuando la sua attività politica, per comprendere le ragioni del successo in Germania del nazionalsocialismo, approfittò delle vacanze per fare un viaggio al fine di conoscere il popolo tedesco e i movimenti di sinistra e valutare con nuovi dati la possibilità di rivoluzione che abbattesse questo sistema.

Rientrata in Francia, preoccupata degli sviluppi politici tedeschi in senso nazista e con una maggior vena antistalinista per la critica al principio di "socialismo in un solo paese", accelerò il suo processo sociale di formazione politica. Pur avendo ricevuto soddisfazioni dalla scuola, dove le allieve amavano il suo metodo di insegnamento che proponeva di studiare direttamente le opere dei grandi filosofi, le esperienze in difesa dei disoccupati, la spinsero ad abbandonare presto l'insegnamento per vivere direttamente la dura esperienza del lavoro manuale nelle officine Renault e successivamente in vari altri stabilimenti.

Fece parte degli intellettuali e militanti della sinistra dall'onda della solidarietà internazionale, allo scoppio della guerra civile spagnola (1936).  Intervenne sin dall'inizio al fianco del governo repubblicano del Fronte popolare, eletto democraticamente, contro le forze dei generali spagnoli capeggiati da Francisco Franco con il sostegno dei fascismi europei.

Al ritorno in Francia, attraverso l'amicizia del domenicano padre Perrin e di G. Thibon maturò la sua crisi religiosa in senso cristiano, pur non rinunciando mai alla fede d'origine. L'occupazione di Parigi da parte dei tedeschi allo scoppio della seconda guerra mondiale e l'inizio delle persecuzioni naziste contro gli ebrei francesi spinsero la W. a rifugiarsi a Marsiglia dove, esclusa dall'insegnamento, lavorò ancora in fabbrica, ma la persecuzione estesa alla Francia di Vichy la costrinse a cercar scampo all'estero.

Emigrata con la famiglia negli Stati Uniti, a New York, si trasferì poi in Inghilterra, dove militò a fianco delle autorità in esilio della Resistenza francese, nel Commissariato per gli interni e il lavoro di "France libre" guidata dal generale Ch. De Gaulle. La salute compromessa nel duro lavoro in fabbrica fece riacutizzare la malattia che l'aveva già colpita in precedenza: si spense nell'estate del 1943.

I suoi scritti testimoniano la complessità del suo pensiero a vari livelli: la dedizione a un'appassionata religiosità d'azione sociale, seguita con straordinaria coerenza morale e attiva solidarietà; una profonda tensione mistica, ispirata alla promozione dell'affratellamento della comunità umana; una raffinata riflessione di filosofia politica ricca di originali intuizioni, come il nesso tra  scienza, potere e lavoro.  Fu una donna retta moralmente  e attenta alle classi sociali sfruttate dai poteri dittatoriali del ventesimo secolo

“Mi sembra duro pensare che il rumore del vento tra le foglie non sia un oracolo; duro pensare che questo animale, mio fratello, non abbia anima; duro pensare che il coro delle stelle nei cieli non canti le lodi dell'Eterno” (Simone  Weil).