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IL DIO DEI MIRACOLI

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Siamo propensi a considerare Dio impegnato per la nostra salvezza eterna. Fin da piccoli siamo stati informati che per il Signore la nostra anima è la realtà più importante. Trovarsi davanti a Gesù che s’interessa del cibo per i suoi discepoli, sembra davvero incredibile.  Si racconta nel vangelo che Gesù, vedendo una grande folla che lo seguiva, chiese a Filippo, uno dei suoi apostoli: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Gli rispose un altro discepolo Andrea: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”.

Il maestro chiese una soluzione possibile, non parlava inizialmente di miracolo, di un gesto straordinario che potesse sfamare quella folla. Chiese, infatti, dove si poteva andare a comprare il pane. In rapporto ai doni di Dio siamo invitati a seguire anche noi una logica, quella dell’impegno umano. Solo quando la nostra impossibilità si palesa, si ricorre il miracolo. Solo dopo che i discepoli hanno affermato che i negozi erano inaccessibili per comprare il pane e che solo un bambino aveva con sè cinque pani e due pesci, intervenne Gesù con un gesto prodigioso.

E’ errato pensare che Dio sostituisca l’uomo nelle sue responsabilità. Il miracolo non è un gesto che sostituisce la fatica dell’uomo, ma solo un dono che appartiene alla grandezza di Dio. Il miracolo diventa necessario per dimostrare all’uomo il suo limite e nello stesso tempo per rivelargli la grandezza di Dio. Quei pani e pesci che sfamano cinquemila uomini palesano la grande premura di Gesù, di fronte a una folla affamata, ma anche rivela alla folla la sua divinità.

Il Signore ama i suoi figli e sa di che cosa hanno bisogno. Come veste il giglio del campo e nutre l’uccello del cielo, così ha cura di ognuno di noi. Vuole però che la sua presenza in mezzo a noi riveli il mistero della sua divinità. Il rischio in cui s’incorre è sempre il medesimo: facciamo del miracolo solo un dono per il nostro corpo. In altre parole, chiediamo la salute, il necessario per vivere. La stessa preghiera del  Padre Nostro è stata da noi aggiornata non più  “dacci oggi il nostro pane quotidiano”  ma   “dammi oggi il mio pane quotidiano”.

L’egoismo vuole che il miracolo che assicura come agli uccelli del cielo il cibo e ai gigli del campo il vestito sia personale. Un Dio dei miracoli per sé, non per tutti. Qualcuno ha detto che continua nel mondo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma ciò che manca è la distribuzione a tutti gli uomini di questi beni.  C’è chi si tiene tutte le ceste e pure gli avanzi e Dio non smette di compiere il suoi miracolo.

Non so perché lo faccia se serve solamente per aumentare l’egoismo di pochi e la povertà di molti. Spesso gli chiedo come mai lascia le “ceste” del miracolo in alcune mani. Non mi ha ancora risposto, continuo però a chiederglielo …  Mi basta per ora capire che i miracoli per sostenere la vita di ogni persona Dio li fa ancora. E noi dobbiamo compiere i nostri piccoli miracoli della generosità, solidarietà, elargizione dei nostri beni ai poveri.