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I GRANDI MAESTRI DELL' UMANITA' - Miriam “Mama” Makeba

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Miriam Makeba è nota come “Mama Afrika”, fu una cantante sudafricana di jazz e world music. Il suo impegno politico fu contro il regime dell'apartheid o segregazione razziale. Con il suo canto parlò di questa ingiustizia al resto del mondo.

Nata a Johannesburg il 4 marzo 1932, è morta domenica 9 novembre 2008, a 76 anni, mentre lasciava il palco di un concerto contro la criminalità organizzata a Castel Volturno (vicino a Napoli) dedicato a Roberto Saviano, lo scrittore che ha ricevuto minacce di morte dalla mafia. Dopo aver cantato per mezz’ora per l’autore di Gomorra insieme ad altri cantanti, ha avuto un malore ed è stata portata all’ospedale locale, dove è morta in seguito a un attacco cardiaco.

 “Mama Makeba” ha comunicato un messaggio positivo al mondo sulla lotta dei sudafricani e la sicura vittoria sulle forze oscure del colonialismo dell’apartheid attraverso l’arte del canto”. Miriam Makeba, che trattava i suoi spettatori come fossero una sola comunità mondiale, cantava in diverse lingue, dal suo Xhosa alla lingua franca dell’Africa dell’est, lo swahili, al portoghese, allo yiddish.
 

Nella sua vita aveva anche preso importanti posizioni: contro l’apartheid del Sudafrica e a favore di un movimento mondiale contro il razzismo, fino al punto di far deragliare la sua carriera quando, dopo il divorzio da Hugh Masakela, sposò negli anni ’60 il potente avvocato Stokely Carmichael, leader radicale delle Pantere Nere. Gli obiettivi delle Pantere nere: “Vogliamo la libertà, vogliamo il potere di determinare il destino della nostra comunità nera. Vogliamo piena occupazione per la nostra gente. Vogliamo la fine della rapina della nostra comunità nera da parte dell'uomo bianco”.

Nel 1963 portò la propria testimonianza al comitato contro l'apartheid delle Nazioni Unite. Il governo sudafricano rispose bandendo i dischi di Miriam Makeba e condannandola all'esilio. Anche durante trent’anni di vita in esilio diceva che il Sudafrica era la sua casa e il suo fondamento come artista. Makeba tuttavia fu spogliata della cittadinanza sudafricana dopo essere diventata un’icona anti-apartheid e non le fu nemmeno permesso di entrare per assistere al funerale della madre.

Ritornò in patria solo dopo il rilascio dalla prigione di Nelson Mandela, nel 1990, e quattro anni più tardi realizzò un progetto di beneficenza al fine di raccogliere fondi per proteggere le donne nel Sudafrica. Il suo primo concerto in Sudafrica (1991) ebbe un successo strepitoso e questo fu il preludio di un tour mondiale che comprese Stati Uniti ed Europa.

La sua musica poteva essere soave, cadenzata o esuberante, ma la sua voce manteneva anche lo strato di tagliente e la gelida esortazione a lottare per l’uguaglianza e la dignità di ogni essere umano. Del suo vasto repertorio non facevano parte solo testi di evidente protesta ma canzoni dolci e ninnenanne, canzoni di festa e richiami all’unità. La sua volontà indomabile di sopravvivenza e la tenacia gioiosa trasmettevano sia memoria culturale che sfida diretta.

Fu sempre orgogliosa delle proprie origini e radici africane: nella sua autobiografia, “Makeba: my story”, scrive:

“Ho mantenuto la mia cultura. Ho mantenuto la musica delle mie radici. Attraverso la mia musica sono diventata la voce e l’immagine dell’Africa e della gente”.