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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Silvana Mangano

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Silvana nasce a Roma, il 21 aprile del 1930, da un ferroviere di origini siciliane e da una casalinga inglese. Si spegne 59 anni dopo, a Madrid. Misteriosa, inafferrabile, guidata dal marito Dino De Laurentiis nelle sue scelte cinematografiche, alterna commedie a film più impegnati: dopo Riso Amaro, La grande guerra, Mambo, La mia signora, arriva a interpretare Teorema, Ludwig, Gruppo di famiglia in un interno, Oci Ciornie.
Madre di 4 figli, l’unico figlio maschio, Federico morì a 26 anni in una tragedia aerea, Silvana non si riprenderà più dalla sua morte.  Si scrive che la Mangano non voleva veramente fare l’attrice, però quell’esperienza di Riso Amaro nelle risaie con le mondine le era piaciuta moltissimo.
Procace. Elegante. Dotata di una bellezza statuaria e di un corpo giunonico. Di uno sguardo intenso e di mediterranea sensualità. Silvana Mangano, risollevata dalla miseria della Seconda Guerra Mondiale, inizia a studiare danza (per sette anni) e recitazione - per pagarli i corsi lavora come modella, fin dai primi anni dell'adolescenza.
È proprio durante uno di questi corsi che incontra il suo primo grande amore, l'attore Marcello Mastroianni, al quale rimarrà legata per una dolce ma breve relazione che lei stessa, col passare degli anni, così ricorda: “Ci conosciamo da sempre. A Roma da ragazzi abitavamo nello stesso quartiere, innamorati. Io sedici anni, lui ventidue. Marcello non lo ha mai dimenticato, anche perché una volta mentre ci baciavamo su una panchina, sorprese un guardone, lo affrontò, gli tirò un pugno, quello si scansò... e Marcello colpì un tronco d'albero”. Così negli anni ogni volta che quel pollice gli ha fatto male si è ricordato di me”.
Appena diciannovenne si presenta nella sede della Lux Film per il provino del film neorealista Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis. Di fronte ad un'enorme folla di ragazze, il regista non ne seleziona nemmeno una. Silvana non viene scelta perché, a detta del regista, 'si presentò con i capelli cotonati, molto truccata e vestita in maniera vistosa'.
Lo sfolgorio che emana Silvana sul grande schermo non coincide però con quello che è in realtà la sua vita privata. Il matrimonio è infatti sempre più infelice, e non usa appellativi romantici col marito, chiamandolo  “un freddo De Laurentiis".
La vita coniugale è tremendamente soffocante, e per sfuggirle la Mangano si chiude in se stessa, diventando formale ed algida, perfino coi figli che la vedono solo di sfuggita (in casa è sempre reclusa nella sua camera da letto), inghiottita dal suo silenzio e con un forte odio verso il mondo, tanto da tentare il suicidio.
Silvana vive infatti in un mondo tutto suo fatto di angosce, insicurezze e insoddisfazioni. Lei stessa dice di sé: 'Non mi piaccio. Se una parrucca di scena è bella, la vedo imbruttita dalla mia faccia, se è bello un costume, lo vedo imbruttito dalla mia figura. Come attrice mi sono improvvisata, recitazione non l'ho mai studiata. Ho sempre provato il timore di essere inadeguata'.
Negli anni dal 1967 al 1974, Silvana Mangano ha l'opportunità di mostrare il suo talento in modo definito, guidata da due maestri quali Pier Paolo Pasolini e Luchino Visconti, che hanno compreso ed intuito il suo modo di recitare.
Segue qualche anno di pausa e di riposo ma la sua depressione si aggrava dopo la morte del figlio Federico, si separa pure dal marito per vivere tra Parigi e Madrid con la figlia Francesca, dove produce arazzi.
Scopre di avere un tumore allo stomaco, e ciò la spinge a vivere ancora di più in solitudine. Nel 1987, intuendo la sua morte vicina, partecipa al suo ultimo film, il capolavoro Oci ciorne di Nikita Mikhalkov, dove lavora con l'amico Mastroianni. Due anni più tardi, il cancro in metastasi porta un'emorragia cerebrale, e muore il 16 dicembre 1989 a Madrid.
Nessuna parola, nessun gesto può essere altrettanto grande da quantificare la sua importanza nella storia del nostro cinema. La Mangano, seppur con qualche resistenza, era un vero e proprio tsunami della recitazione.
Rustica, popolana, aristocratica, una gran dama aggressiva e vitale per De Santis, regale e materna per Pasolini. Era in grado di apparire giocosa, ma anche malinconica, dando vita a dei personaggi che se ne infischiavano di giustificazioni e di buoni sentimenti, offrendo delle interpretazioni che erano perfette, raffinate e complesse.