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LA MORTE, UNA REALTA' CERTA

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Per l’uomo la morte ha rappresentato un mistero, un enigma, sin dall’inizio della sua esistenza. Alcune antiche civiltà hanno compreso il carattere sacro e mistico della morte in quanto ponte tra i mondi visibile e invisibile. La nostra concezione della morte dà tutto il suo senso alla vita. 

Per quanto paradossale possa sembrare, la morte dà alla vita sulla terra tutto il suo significato profondo, il suo peso specifico, nonché il suo valore spirituale e morale. Il disordine e il caos della vita moderna, con la sua bruttezza, provengono dall’incomprensione della morte che ci raggiunge senza il nostro assenso.

La morte rivela all’uomo tutti i valori morali dell’esistenza. La comparsa del pensiero materialista che annulla i valori spirituali, si elude la morte, la si teme e così nasce la superstizione. I piaceri effimeri, essendo più tangibili, predominano. Ne consegue che la criminalità, il suicidio, le dipendenze e tutti i problemi di questo genere sono in crescita.

Se la riflessione sul carattere positivo e sacro della morte penetrasse di nuovo la coscienza dell’uomo, senza dubbio sarebbe diverso. Risvegliandosi, l’umanità prenderebbe coraggiosamente le misure... contro il suo smarrimento così prolungato. Il grande problema dell’umanità è ignorare insistentemente la fine della propria vita.

Quando attraverso la fede, sostenuta dalla conoscenza e l’esperienza, l’immortalità diventa una certezza, non vi è più posto per la paura dell’ignoto, della solitudine e della sofferenza, né per la superstizione. Allora il termine transizione assume il suo vero significato, vita e morte diventano inseparabili complementi, eterni innamorati abbracciati.


“Il richiamo della morte è anche un richiamo d’amore. La morte è dolce se le facciamo buon viso, se la accettiamo come una della grandi, eterne forme dell’amore e della trasformazione”. (Hermann Hesse)