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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Grazia Deledda

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La famosa scrittrice sarda Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871 da una famiglia agiata: il padre che ha conseguito il diploma di procuratore legale, si dedica al commercio del carbone ed è un cattolico intransigente.

Diciasettenne Grazia, invia alla rivista "Ultima moda" di Roma il primo scritto, chiedendone la pubblicazione: è "Sangue sardo", un racconto tragico nel quale la protagonista uccide l'uomo di cui è innamorata e che non la corrisponde, ma aspira ad un matrimonio con la sorella di lei.
Tra il 1888 ed il 1890, collabora intensamente con riviste romane, sarde e milanesi, incerta tra prosa e poesia. L'opera che segna più propriamente l'inizio della carriera letteraria è "Fior di Sardegna" (1892), che ottiene buone recensioni.
Gli scritti risentono di un clima tardo romantico, esprimendo in termini convenzionali e privi di spessore psicologico un amore vissuto come fatalità ineluttabile. E' anche, per lei, un'epoca di sogni sentimentali, più che di effettive relazioni: uomini che condividono le sue stesse aspirazioni artistiche sembrano avvicinarla, ma la scrittrice rimane nei primi anni della sua carriera preferisce rimanere sola.
Sollecitata da Angelo De Gubernatis, si occupa di etnologia: della collaborazione alla "Rivista di Tradizioni Popolari Italiane", che va dal dicembre 1893 al maggio 1895, il miglior risultato sono le undici puntate delle "Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna".
Nel 1895 presso Cogliati a Milano, viene pubblicato "Anime oneste". L'anno successivo esce "La via del male" che incontra il favore di Luigi Capuana.  Durante una permanenza a Cagliari, nel 1899, conosce Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze in missione. Contemporaneamente compare a puntate su "Nuova Antologia" il romanzo "Il vecchio della montagna".
Nell'ottobre del 1899 la scrittrice si trasferì a Roma. Nel 1900, sposò Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, conosciuto a Cagliari e sposato dopo due mesi dall'averlo conosciuto[7]. Egli era originario di Cicognara di Viadana, in provincia di Mantova, dove anche Grazia Deledda visse per un periodo. Dopo il matrimonio, il mantovano Madesani lascia il lavoro di funzionario statale, per dedicarsi all'attività di agente letterario della moglie. A Roma condusse una vita appartata. Ebbe due figli, Franz e Sardus.
Nel 1904 viene pubblicato il volume "Cenere", da cui verrà tratto un film interpretato da Eleonora Duse (1916).  I due romanzi del 1910, considerati in genere frutto di una tenace volontà di scrivere piuttosto che di autentica ispirazione, sono notevoli tuttavia per essere, il primo, "Il nostro padrone", un testo a chiaro sfondo sociale e il secondo, "Sino al confine", per certi aspetti autobiografico.
Nel 1912 esce "Il segreto di un uomo solitario", vicenda di un eremita che scelto l'isolamento per nascondere il proprio passato. "Il Dio dei viventi", del 1922, è la storia di un'eredità da cui traspare una religiosità di carattere immanente.  Il 10 settembre 1926 Grazia Deledda riceve il Nobel per la Letteratura: è il secondo autore in Italia, preceduta solo da Carducci vent'anni prima; resta finora l'unica scrittrice italiana premiata.  L'ultimo romanzo "La chiesa della solitudine" è del 1936. La protagonista è, come l'Autrice, ammalata di tumore. Di lì a poco Grazia Deledda si spegne, è il 15  agosto del 1936.

Mutiamo tutti, da un giorno all'altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano.” (Grazia Deledda)