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UN RISCHIO CHIAMATO FAMIGLIA

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famiglia

Il rischio di una famiglia consiste nel non esistere. Mi spiego: c’è ma non c’è. La famiglia è il luogo dell’educazione o maturità dei genitori e dei figli. Il figlio immaturo è un rischio. Tutte le devianze chiamano in causa la famiglia.

Bisogna scommettere sempre nella famiglia, nessuna agenzia educativa è in grado di sostituirla. Lo affermano tutti gli educatori psicologi interpellati. La famiglia però deve subire una metamorfosi: essere un ambiente di dialogo, di convivenza, di testimonianze di vita.

Gli adolescenti vanno capiti e non abbandonati. Le loro rivolte sono un richiamo a non lasciarli soli. Hanno bisogno di punti di riferimento chiari e fermi, validi e stimolanti. I genitori con la loro parole e buon esempio tracciano ai figli il percorso da intraprendere.

La figura paterna è indispensabile nella adolescenza. Il padre deve dire al figlio che sta crescendo: sono tuo padre, osservami, verificami, ti sono vicino, ascoltami.

I ragazzi hanno bisogno di regole di alcuni valori per educare la loro coscienza a saper scegliere il bene e rifiutare il male.  

Ne ricordo alcuni: il rispetto, l’accettazione del loro corpo; la capacità di auto-determinazione; l’autostima, lo sviluppo volitivo, intellettivo e affettivo, il senso delle scelte, la risposta ad alcuni quesiti fondamentali.

Spesso le famiglie sono scoraggiate e avvilite: Lo scoraggiamento non serve e la rassegnazione neanche. Ci vogliono una cura per la malattia del vivere e un ricostituente.

La cura: mettere gli adolescenti in comunicazione con il loro mondo interiore, affinché sentano la meravigliosa forza dell’affettività, dei desideri veri.

Il ricostituente: il silenzio, l’ascolto, la riflessione l’esperienze di dono, di bene e la ricerca di Dio. 

Se dico ai genitori che hanno i figli che si meritano incassano il “colpo” e poi ribattono che non sono d’accordo. Sta di fatto che ogni storia di un figlio difficile e trasgressivo conduce quasi sempre a una famiglia problematica.