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IL PANICO PER I SOLDI

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Stiamo vivendo momenti di pessimismo e sfascismo. La crisi economica internazionale occupa le testate dei giornali e telegiornali. Chi ha un deposito bancario deve prendere benzodiazepine alla sera per addormentarsi; altri temono di perdere il poso di lavoro. Tutti in ansia per la casa, i mutui, i soldi mai sufficienti. Le preoccupazioni ci sono e non intendo minimizzarle. Mi chiedo però: perché fasciarsi sempre la testa prima che faccia male? Suggerisco quel pizzico di ottimismo o fantasia utili in questo momento.

Gli occhi della speranza vedono lontano e ci tolgono le cataratte che spesso si formano in una mente ferma. Sperare è essere vivi, in cammino, immaginare in arrivo una soluzione, un qualcosa di positivo che rovescia le previsioni catastrofiche. Non importa se poi saremo costretti sempre a prospettare altre attese positive e nuovi sogni. La mente è fatta anche per sognare, correre sempre verso il futuro per riversare in esso un desiderio, un’attesa, una soluzione. Il presente, con i suoi limiti e sofferenze, non ci basta.

La capacità immaginativa è stupenda, ci mette davanti, in anticipo, le difficoltà che dovremo affrontare e superare. Ci rinnova dentro, ci fa capire che il futuro ha delle sorprese, delle novità. Questo gioco d’immagini si chiama sogno. Una capacità umana che non può mancare come scorta del nostro viaggio. Veniamo, infatti, a contatto con due mondi: quello della realtà e quello del sogno che ci trasmettono risonanze diverse, per tenere a bada il nostro umore.

Se il mondo della realtà ci fa soffrire, interviene il mondo della fantasia a liberarci; così pure se il mondo della fantasia ci estranea, la realtà ci riporta a terra. Il passaggio da uno all’altro è normale e garantisce l’equilibrio. L’attività percettiva è importante quanto quella immaginativa. Come dice Remo Toigo nella sua raccolta di poesie “Immersi in una grande danza”: “Non voglio più chiudere gli occhi/ il mio spazio/ si restringerebbe ancora”. La miopia della mente è però molto diffusa.

Viviamo accanto a opinionisti dai toni catastrofici, ad alcuni politici che non fanno altro che prospettare lo sfascio di tutto. Lo sfascismo non serve. Diamoci pertanto una mossa, non restringiamoci in un angolo per fermare la storia che va avanti ugualmente. Ma è possibile tenere sempre in azione le nostre ali? Credo di sì. Basta non lasciarci afferrare dallo scoraggiamento, dal dubbio e da quella malattia sociale che si chiama apatia.

Qualcuno non vede più lontano del proprio naso, s’attacca alle cose, ai soldi come il naufrago al pezzo di legno e rischia di togliere alle giornate quel pizzico di gioia. Non sa rompere con la tirannia dell’avere per navigare meglio nel mare della vita e superare le tempeste improvvise. Solo chi vola alto e respira sopra lo “smog del possesso” vive di speranza e valorizza ogni attesa, si apre al futuro, è felice.

Scrive Susanna Tamaro: “Si vive non per la profondità del sé ma per l’immagine di sé, per l’adorazione narcisistica della propria perfezione. Il benessere che si raggiunge è tutto esteriore, artificiale, momentaneo. E’ quindi un malessere, una schiavitù che fa morire la speranza”.

Chi costruisce la “sua casa sulla roccia”, sui veri valori non deve temere; il panico è presente invece in coloro che fondano la propria vita sulle cose, sui soldi solamente. I soldi non danno la felicità, dice un proverbio, ma aiutano. E’ con questo realismo non disgiunto dalla speranza che dobbiamo affrontare anche questi momenti difficili. Ho un dubbio però: sono in troppi quelli che hanno fatto dei soldi il loro idolo. Per costoro è difficile rimanere sereni se i conti in banca scricchiolano…

Importante è non perdere la testa o essere nel panico. E poi, forse, dovremmo tutti prepararci ad accogliere un modo di vivere più modesto e povero e, perché no, più ricco d’interiorità. E’ lo stesso messaggio evangelico a ricordarcelo: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo, se poi perde l’anima?”. Il lettore dirà che il mio è un discorso da prete. Ha ragione, ma io sono un prete…