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Terremoto: disastro e solidarietà

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In questo dolore, ci si riconosce nel gesto di una solidarietà umana e materiale che trascende ogni appartenenza, concretizzandosi in quelle mani nude, di ogni colore, che scavano nelle macerie dell’Italia centrale.

Una mano per alleviare il dolore e donare un po’ di consolazione a chi è stato colpito dallo sisma. Infatti, già a poche ore dal sisma si è attivata subito una rete capillare di aiuti per dare una mano concreta a chi è stato colpito dal terremoto. In primo piano, la donazione del sangue. Immediati gli appelli da parte del Centro nazionale sangue e delle diverse associazioni di donazione. Ascoltiamo Fulvio Vicerè, presidente dell’Avis regionale Lazio.                                                                                                 

Fulvio ci dica come siete stati presenti tra tanto dolore.

Come Associazione regionale, abbiamo allertato tutti i presidenti provinciali a effettuare una chiamata in emergenza in tutto il territorio regionale e nazionale. In collaborazione con il Centro regionale sangue, le organizzazioni sanitarie dei servizi trasfusionali, hanno inviato l’appello a tutti i cittadini del Lazio secondo precise modalità. I cittadini abitanti nella città di Rieti potevano rivolgersi all’ospedale di Rieti, al servizio trasfusionale. Gli associati si sono messi subito in contatto con le associazioni Avis o altre per le donazioni programmabili. Abbiamo sollecitato la gente a non fare un discorso di un giorno e basta. La donazione del sangue, in questi tragici eventi è una necessità che si protrae nel tempo per cui occorre una programmazione nei giorni da oggi a venire.

Avete chiesto anche la solidarietà dei volontari ?

La cosa migliore era fare riferimento alle realtà che coordinano a livello locale e nazionale la raccolta delle disponibilità. Abbiamo sollecitato la disponibilità e la necessità di segnalare eventuali competenze specifiche: psicologi, assistenti sociali e di attendere le istruzioni. Una cosa che abbiamo chiesto è stata di sostenerci con l’accoglienza nelle famiglie delle persona che hanno perso tutto. Ci fu una risposta solidale grande. L’altra cosa è stata la cultura della sensibilizzare: spiegavamo ai bambini come si vivono queste notizie, come vivere queste cose. Una scuola che servisse loro per la vita. Infatti spiegavamo loro come ci si comporta, come si riducono i danni, come si riducono i rischi dei terremoti, ma soprattutto come pensare ai più fragili. Spiegavamo ai bambini come non avere paura.

E tutti i settori si sono mobilitati per dare il loro contributo?

 Tra le iniziative promosse, ci sono: quella di “Un amatriciana per Amatrice”, dove i ristoranti sono stati invitati a mettere un amatriciana fuori menù e destinare parte dei proventi alla città devastata.  Inoltre, tante le strutture alberghiere soprattutto in Romagna, che hanno messo a disposizione le loro camere, per ospitare i terremotati. E a Gioiosa Ionica un gruppo di immigrati ha deciso di devolvere il loro poket money giornaliero, ai loro fratelli colpiti dal sisma. Abbiamo assistito a una gara di solidarietà e soprattutto a quel saper “piangere con chi piangere” e dare speranza attraverso gesti concreti di ospitalità e di sostegno economico.

Questa solidarietà che cosa dimostra?

E’ utile ricordare questo gesto che, nella marea di solidarietà della gente comune, ci parla di un senso di comune empatia che travalica origini e luoghi fondendosi in un sentire comune: quello umano. L’incontro poi di solidarietà che viene dai giovani che hanno abbandonato paesi e affetti lontani, trovandosi oggi fianco a fianco a chi ha perso tutto nel terremoto, è motivo di fiducia in un futuro meno individualista.