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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ - Alessandro Manzoni

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Alessandro nacque a Milano nel 1785 e morì ivi 22 maggio 1873. E’ stato uno scrittore, poeta e drammaturgo.

A vent’anni, nel 1805, dopo alcuni anni di collegio, andò a vivere a Parigi con la madre, Giulia Beccaria, separata dal papà. Recuperò con lei un rapporto affettivo significativo. Rimase a Parigi per cinque anni, avvicinò ambienti intellettuali e ebbe modo di conoscere la più avanzata ricerca filosofica e letteraria dell’Europa del tempo.

Alessandro si appassionò alla cultura del romanticismo facendosi interprete delle idee e dei sentimenti dei lettori. Nello stesso tempo avvenne la sua conversione religiosa: subentrò in lui l’interesse per le tematiche religiose che portarono lo scrittore a professare la fede cattolica.

Tornato a Milano ed elaborò le sue idee estetiche e religiose e definì la propria fisionomia di scrittore impegnato a verificare la verità della vita sui fatti e i personaggi della storia. Tra il 1812 e il 1827 compose e pubblicò le sue opere più importanti, trasferendo nelle poesie, nelle tragedie e infine ne I promessi sposi, la sua fede religiosa, l’impegno civile e la grande padronanza delle forme espressive.

Attraverso il raccoglimento e la meditazione dà origine agli Inni sacri, con l’intento di celebrare le maggiori festività cristiane. Per lo scrittore non si tratta di illustrare alcuni momenti culminanti della vita liturgica quali Il Natale, La Pentecoste e La Risurrezione e di cogliere il significato di eventi che non si sono compiuti una volta per sempre, ma che si ripetono giornalmente nella vita di tutti gli uomini rinnovando l’incontro tra il divino e l’umano.

Alla produzione letteraria Manzoni affiancava una costante riflessione sulle caratteristiche e sui motivi della sua scrittura: intorno al 1820 egli formulò in modo piuttosto chiaro una sua poetica, indicando quale dovesse essere il contenuto delle composizioni drammatiche e dei romanzi, due generi letterari verso i quali in quegli anni aveva indirizzato i suoi interessi:

Con Adelchi (1820-22) Manzoni approfondì il lavoro sul fondamento storico della tragedia. Partendo dalla narrazione della triste vicenda storica della regina Ermengarda, s’inoltra nell’analisi dei sentimenti: da una parte l’ideale morale incarnato dalla virtù incontaminata dei principi Adelchi dall’altra la realtà politica dominata dalla smania di potere del re longobardo.

Il Manzoni è uno dei nostri più importanti scrittori italiani. Sperimentò vari generi letterari, ma il capolavoro che lo rese celebre fu il romanzo “I promessi sposi”. Con esso realizzò un modello per la futura narrativa italiana.  Finge di aver scoperto un manoscritto del 17°secolo e di averne voluto trascrivere il testo, modificandone, però, il linguaggio, troppo retorico e ricercato per essere compreso da un lettore dell’Ottocento. Il romanzo è ambientato nella campagna lombarda del lecchese tra il 1628 e il 1630, in anni oscuri e difficili per tutta la regione, devastata dalla guerra dei Trent’anni, e stremata dalla carestia e dalla pestilenza.

Il nucleo centrale della narrazione è la storia di due umili popolani, Renzo e Lucia, impossibilitati a sposarsi per il capriccio di un signorotto, Don Rodrigo che, invaghitosi della giovane, cerca di impedire il suo matrimonio. Manzoni sceglie di usare uno schema romanzesco tradizionale – quello di due giovani innamorati che solo dopo varie peripezie riescono a sposarsi – depurandolo da elementi fantastici o avventurosi e finalizzandolo alla descrizione dei più saldi valori morali.

 Quella di Renzo e Lucia non è un’avventurosa esperienza d’amore, ma una difficile conquista di pace e di felicità, perseguite con impegno e senso del dovere in una realtà dominata dall’ipocrisia, dalla prepotenza del potere dei forti sui deboli.

“Dio… non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”. (Alessandro Manzoni)