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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ - Pablo Neruda

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Neruda Pablo nato a Parral 1904 – morto a Santiago nel 1973. Premio Nobel per la letteratura nel 1971. E’ considerato una delle voci più autorevoli della letteratura contemporanea latino americana, per la sua ricchissima sensibilità d'immagini. Testimone di molti eventi cruciali che hanno segnato il XX secolo: dalla guerra civile spagnola alla guerra fredda, dai movimenti di liberazione in America Latina alla morte di Salvatore Allende.

 La sua opera poetica contiene moltissimi testi fra i più alti della poesia moderna di lingua spagnola, spesso espressi attraverso la musica e il canto. I contenuti preferiti dal grande poeta sono quelli dell’amore, della fratellanza e pace. Ecco una affermazione di Neruda: “Liberami da me. Voglio uscire dalla mia anima. | Io sono questo essere che geme, che brucia, che soffre. | Io sono questo essere che attacca, che urla, che canta. | No, non voglio essere così. | Aiutami a rompere queste porte immense”.

Il poeta Neruda di origini modeste, frequentò l’Università di Santiago, dove nel 1921 si mise in mostra vincendo una gara poetica con La canción de la fiesta. Nominato console in India nel 1926, iniziò una brillante carriera diplomatica che gli dette modo di maturare le sue esperienze con continui viaggi e incontri.

Nel 1944 tornò in Cile, e fu eletto senatore; ma un'accusa di tradimento lo costrinse ben presto a esulare in Messico, da dove compì lunghi viaggi in Europa (Parigi, Polonia, Ungheria). Nel 1949 presiedette a Città di Messico il congresso mondiale dei Partigiani della pace. Nel 1951 visitò l'Italia e la Cina. Nel 1952 fu ancora in Italia, da dove venne espulso come straniero indesiderabile. Tuttavia, a seguito di un movimento d'opinione pubblica, il decreto fu revocato, e il poeta poté trascorrere un lungo periodo a Capri.

 Nel 1953 tornò in Cile nella sua patria. Con l'avvento alla presidenza della Repubblica di Salvatore Allende (1970), fu nominato ambasciatore a Parigi. Nel 1972, gravemente malato, tornò in Cile, mentre il governo Allende era in crisi. Nel 1973, quando ormai la minaccia del colpo di stato militare era incombente, Neruda seguì Allende sul cammino della morte, mentre la dittatura di Pinochet s'instaurò in tutto il paese.

 Neruda, lottò contro la società borghese, da lui giudicata corrotta e ipocrita. Sostenne la causa dei poveri, degli sfruttati. Marxista convinto, si dedica quasi esclusivamente alla poesia sociale e alla lotta politica: il dolore, l'umiliazione, la speranza sono i temi ricorrenti, accompagnati da una vena di profondo calore umano che riesce a smorzare i toni marcatamente propagandistici e a dare spesso pagine d'intensa poesia.

Pablo Neruda non è mai stato dimenticato, anche negli anni più duri della dittatura di Pinochet. Al suo funerale, mentre ancora carceri e stadi traboccavano di detenuti, sfilarono tremila coraggiosi. A distanza di quasi quarant'anni il Partito comunista cileno ha chiesto la riesumazione del suo corpo per accertare con l'autopsia se a ucciderlo fu il cancro alla prostata con cui conviveva da qualche tempo o un'iniezione di veleno. Una richiesta che comunque non può aggiungere molto a quello che si sa: il Messico aveva inviato un aereo per portare in salvo il poeta, e proprio il giorno prima della partenza era avvenuto l'improvviso e imprevisto aggravamento che lo aveva stroncato in poche ore.