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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ - Euripide

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euripide

Euripide poeta tragico ateniese, nato a Salamina 480 a. C. e morto a Pella 407 a.C. È considerato, insieme ad Eschilo e Sofocle, uno dei maggiori poeti tragici greci.

E’ il più giovane e il più innovatore dei grandi tragediografi ateniesi del 5°secolo a.C.: umanizza gli eroi del mito tradizionale, mostra interesse per il carattere dei personaggi e in particolare delle figure femminili, dibatte sulla scena temi politici, religiosi, filosofici.

Gli eroi dell'epica e del mito più antico erano figure grandiose, tutte protese verso un ideale di onore e di gloria che non ammetteva incertezze e ripensamenti; erano campioni di valore, di coraggio, di astuzia, ma agivano in base a sentimenti essenziali.

Euripide il poeta tragico conferisce una dimensione umana ai suoi personaggi, focalizza la sua attenzione sulle loro dinamiche interiori, attribuisce loro valori e comportamenti tipici della cultura dell'Atene del suo tempo: a contare non sono più, come in Omero la nobiltà di sangue, il coraggio in battaglia e il successo, ma l'onestà, l'elevatezza dei sentimenti, le virtù civiche.

Gli stessi eroi non subiscono ingiustizia, non soffrono immeritatamente, non si rassegnano al loro destino, ma si chiedono se gli dei esistano davvero e perché permettano il male. Apollo, per esempio, è messo sotto accusa per avere ordinato a Oreste il matricidio.  

Gli stessi eroi sono presentati come persone e non come dei. Le novità di Euripide e  dei suoi personaggi (soprattutto femminili) non piacquero a gran parte del pubblico ateniese; furono invece molto apprezzate in epoca posteriore.

 Dell'animo femminile Euripide ha saputo cogliere e valorizzare gli aspetti più diversi, creando una galleria di figure indimenticabili: la sposa fedele e affettuosa pronta a sacrificare la sua vita per il marito (Alcesti); la donna pronta e intelligente che con la sua astuzia salva sé stessa e chi gli è più caro da situazioni di pericolo estremo (Ifigenia nell'Ifigenia in Tauride e Elena nell'Elena); la fanciulla abbrutita dal dolore la cui unica ragione di vita è punire gli assassini di suo padre (Elettra).

Il fascino esercitato da queste figure femminili è stato enorme: le loro vicende hanno ispirato numerosissimi rifacimenti, sia nel mondo antico sia in età moderna.

“Perché sebbene una donna sia timida in ogni altra cosa, e debole, e terrorizzata alla vista di una spada; tuttavia, quando le cose vanno male in questioni d'amore, nessun cuore è così temerario come quello di una donna; nessun cuore è così colmo di desideri…”.  (Euripide)