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X un sì alla vita

IL GIARDINO DEGLI ANGELI

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BAMBINI

E’ chiamato il giardino degli angeli dove seppellire i bambini mai nati, feti e creature effimere che appassirono il giorno stesso in cui videro la luce: sulle loro lapidi la data di nascita che coincide con quella di morte. Il progetto risponde all’obiettivo di assicurare un luogo di sepoltura ai corpi dei bimbi non nati i cui corpi, in mancanza di richiesta esplicita di seppellimento, vengono smaltiti alla stregua di rifiuti ospedalieri. È un segno di civiltà e di umanità, di rispetto della dignità umana, di riconoscimento che la vita stroncata dall’aborto era comunque, una creatura, indipendentemente dall’essere nata o meno.

È un modo semplice per schierarsi dalla parte dei bambini che non sono mai tali, per difendere la loro dignità di esseri umani, per cercare, in qualche modo, di riconoscere la vita che è, sebbene per breve tempo, scorsa nelle vene dei loro fragili corpicini, del fioco bagliore di un’esistenza spenta ancora prima di essere accesa, ma pur sempre un’esistenza degna di lode.

E infondere nella mamme almeno la fiducia in una vita già esistente che sta per nascere. In un’opera così meritoria, però, non manca di levarsi un dubbio: una mamma che ricorre all’aborto, quanto valor dà alla vita e, di conseguenza, alla morte del figlio che concepito e ha portato in grembo? Un dubbio forte che non può essere taciuto o peggio abbandonato alla pura cronaca di media. L’impressione è che alcune mamme sono prive di speranza in quella vita che considerano solo “un nodo di cellule appena iniziate”.

Oriana ricorda nell’accorata lettera che sua madre non la voleva far nascere perché era
“ incominciata  per sbaglio, in un attimo di altrui distrazione”. Beveva ogni sera piangendo una medicina per abortire, “fino alla sera in cui mi mossi, dentro il suo ventre. E le tirai un calcio per dirle di non buttarmi via”. Il messaggio sconcertante sta nelle parole “non buttarmi via”. Una vita buttata non potrà rotolarsi in un prato e riscaldarsi ai raggi del sole. Una vita mai nata è il nulla ed peggiore del nulla. Terribile! Proprio nel caso dell'aborto si registra la diffusione di una terminologia ambigua, come quella di «interruzione della gravidanza», che tende a nasconderne la vera natura e ad attenuarne la gravità nell'opinione pubblica. Forse questo fenomeno linguistico è esso stesso sintomo di un disagio delle coscienze. Ma nessuna parola vale a cambiare la realtà delle cose: l'aborto procurato è l'uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita.

Il bambino mai nato è totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo. Eppure, talvolta, è proprio lei, la mamma, a deciderne e a chiederne la soppressione e persino a procurarla. È vero che molte volte la scelta abortiva riveste per la madre carattere drammatico e doloroso, in quanto la decisione di disfarsi del frutto del concepimento non viene presa per ragioni puramente egoistiche e di comodo, ma perché si vorrebbero salvaguardare alcuni importanti beni, quali la propria salute o un livello dignitoso di vita per gli altri membri della famiglia. Tuttavia, queste e altre simili ragioni, dimostrano che viene a mancare quella necessaria fiducia nella richiesta di una vita che vuole nascere. Alla mamma dico con forza: “Almeno tu non perdere la fiducia è tuo figlio!”. Degna di un amore che, per varie ragioni, è stato a loro negato…