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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ - Pitagora

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PITAGORA

Pitagora fu il fondatore della matematica o il capo di una setta politico-religiosa? Comunque sia, il suo nome è ancor oggi legato a un importante enunciato scoperto dieci secoli prima della sua nascita e probabilmente dimostrato dopo la sua morte: il teorema di Pitagora

Si racconta che Pitagora nacque a Samo verso il 572 a.C. Recatosi giovane in Egitto per apprendere la sapienza custodita dai sacerdoti, in seguito alla conquista persiana nel 525 a.C. fu deportato a Babilonia.  Ritornato nella sua Samo, disgustato dalla tirannia che vi trovò emigrò in Italia.

Giunto in Italia, Pitagora si stabilì a Crotone, all’epoca una potente città-Stato retta da un’aristocrazia latifondista, entrata in crisi dopo i conflitti con la vicina Locri. L’arrivo di Pitagora ne arrestò la decadenza: con una serie di discorsi convinse i Crotoniati a convertirsi a una vita sobria e moderata.

Si racconta infatti che, dopo averlo ascoltato, oltre duemila persone invece di tornare alle proprie case fondarono una comunità. Emerge così l’immagine di un Pitagora educatore politico in grado, grazie alla sua autorevolezza morale e religiosa, di rianimare un’intera città richiamandola ai valori aristocratici tradizionali.

Crotone rifiorì sotto la guida di pitagorici entusiasti: il suo esercito sbaragliò nel 510 a.C. quello, tre volte più numeroso, della vicina Sibari.  I seguaci di Pitagora erano al culmine del successo, ma poco dopo la vittoria su Sibari, la situazione cambiò: l’aristocrazia dominante cominciò a vedere di malocchio questa comunità o setta che divinizzava il proprio fondatore e seguiva rituali segreti, incomprensibili per i non iniziati.

Scoppiò una rivolta, che portò alla cacciata dei pitagorici da Crotone; Pitagora stesso fuggì e morì a Metaponto, forse nel 494 a.C. I seguaci sopravvissuti si dispersero, ma mantennero vivi i suoi insegnamenti anche nell’esilio, in particolare a Taranto, dove un secolo e mezzo più tardi il pitagorico Archita giocò un importante ruolo politico e scientifico.

Le fonti , tuttavia, ci presentano un’immagine di Pitagora lontanissima da quella che oggi abbiamo di uno scienziato o di un filosofo: propugnava dottrine esoteriche e la sua vita appare costellata da fatti miracolosi e misteriosi. Pitagora professava la trasmigrazione delle anime (metempsicosi) con il ciclo delle reincarnazioni.

Da tutto ciò emerge l’immagine di uno sciamano: Pitagora ci appare come l’esponente di un’arcaica sapienza orientale, assai lontana dalla razionalità del pensiero scientifico e filosofico greco.

Questo ritratto sembra davvero incompatibile con quello più conosciuto che lo vuole scopritore del famoso teorema della geometria che prende il suo nome, dei cinque poliedri regolari, delle grandezze irrazionali, dei rapporti numerici che regolano le armonie musicali; più che mai incompatibile con l’immagine che lo vuole iniziatore e fondatore di uno studio teorico della geometria che si basa su principi e definizioni.

Noi ricordiamo  Pitagora  soprattutto  per il suo Teorema che  dimostra che “Il quadrato costruito sull’ipotenusa di un triangolo rettangolo è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti”. Questo teorema (geometria) era già noto ai Babilonesi almeno dal 1800 a.C. Siccome l’area del quadrato grande e quella dei quattro triangoli è la stessa nei due casi, anche le aree delle parti restanti del quadrato con il fondo bianco, cioè quella costituita dai quadrati costruiti sui cateti, e quella dal quadrato costruito sull’ipotenusa, sono uguali.