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SETTIMO NON RUBARE.........ALLO STATO

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non rubare

Tutti sono d’accordo che grattare il portafoglio a un passeggero, svuotare la cassaforte di una banca, scippare la pensione a una vecchietta per strada, insomma appropriarsi di beni e soldi altrui è rubare. Non è rubare, ad esempio, produrre fatture fasulle, infilare nella giacca una bustarella per vincere un appalto, riciclare denaro sporco, pompare i preventivi e assicurare la mazzetta a chi fa da tramite nell’affare.

Come non è rubare non battere lo scontrino fiscale in un esercizio commerciale, commercializzare o lavorare in nero. Il motivo di questa mentalità diffusa, va cercato nella mancata educazione alla giustizia sociale. Il cittadino pensa che il suo interesse stia al primo posto: Ciò che conta è fare soldi per sé e quindi il fine giustifica i mezzi. O meglio tutti i mezzi sono leciti per raggiungere il fine. Non mi è mai capitato che un credente confessasse a me prete il peccato di aver derubato fiscalmente lo Stato. E se m’azzardai a fare qualche velata domanda, la risposta fu lapidaria: “Sa, gli affari sono affari!”

La morale sociale, soprattutto negli affari, come stanno adesso le cose, è destinata alla ghigliottina, ne sono certo. E allora andiamo avanti ad avvisi di garanzia, a carcerazioni preventive, a processi interminabili? Non si può proprio cambiare niente? Mi sembra che qualcosa si possa fare. S’insegni nelle famiglie, nelle scuole e nelle parrocchie che procurarsi soldi e beni è lecito, fa parte dell’intraprendenza e attività di ogni persona, rubare no.

Rubare allo Stato è ingiustizia, egoismo, vigliaccheria, perdita di un codice morale, peccato. Dei dieci comandamenti il settimo è davvero il più in crisi, specie se si tratta di guadagno facile negli affari, nel maltolto allo Stato. Si pensa che lo Stato sia di tutti e di nessuno.

La nostra economia va male anche perché molti cittadini rubano allo Stato. Come? In molti modi. Penso agli acquisti e alle vendite senza fattura; allo scontrino fiscale non dato dal venditore e non chiesto dall’acquirente; al lavoro in nero; agli stipendi riservati ai dirigenti statali con cifre da capogiro; agli intrallazzi sugli appalti statali e non statali preceduti da bustarelle. L’elenco potrebbe essere interminabile. Credo quindi che il settimo comandamento “non rubare”, vada tenuto presente da tutti. Rubare allo Stato è sempre rubare, il rischio che non lo si considera una colpa…