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LA FIDUCIA E IL SOSPETTO

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sospetto

Noi viviamo spesso nel sospetto: sospettiamo innanzitutto di noi stessi, non ci consideriamo quasi mai all’altezza delle sfide quotidiane, non ci sentiamo riusciti, capaci, maturi, autentici e veri.  
Siamo sospettosi anche degli altri, del loro affetto, del modo d’agire con noi, pensiamo che ci siano ostili, che ci minaccino, e perciò mettiamo in atto difese, chiusure, rifiuti.
Più in profondità sospettiamo della bontà della vita, temiamo di essere perduti e abbandonati in un universo ostile, temiamo che non sussista alcun Dio, alcun senso, alcuna protezione, e per questo restiamo chiusi a riccio, entro gli stretti confini delle nostre rigidissime difese.
Questi livelli del sospetto: verso se stessi, gli altri, la famiglia, il senso del vivere e verso Dio, sono in realtà strettamente correlati, e possiamo attenuarli solo con un impegno educativo, imparando ogni giorno a fidarci un po’ di più, ad allentare le nostre difese, e ad aprirci al respiro caldo della vita.
Non è un  lavoro facile e non bastano certo le buone intenzioni o le esortazioni morali.  E’ necessario invece rendere più flessibile la nostra anima, e focalizzare i motivi delle nostre rigidità lasciando spazio alla crescita umana e spirituale.
Io credo che oggi questo passaggio costante dal sospetto alla fiducia richieda nuovi valori, uno in particolare: mettere al centro la nostra persona e quella degli altri.
Ogni giorno per andare al lavoro, per mangiare, per muoverci, per vivere, noi compiamo una serie infinita di atti di fiducia. Ci affidiamo agli altri, al medico che ci cura, al muratore che ha costruito la nostra casa, al pizzaiolo che ci fa mangiare, al pilota che ci deve portare lontano.
Diamo fiducia non perché lo vogliamo, perché davvero ci fidiamo, ma perché non possiamo farne a meno. E non è vero che la fiducia si dà solo alle cose serie, la fiducia si dà a tutto e tutti, per obbligo, perché la fiducia ci fa vivere, il sospetto no.