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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – FEDERICO FELLINI

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fellini

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio 1920 da famiglia di commercianti. Il padre  fa il rappresentante di commercio di generi alimentari, mentre la madre è una semplice casalinga. Il giovane Federico frequenta il liceo classico della città ma lo studio non fa molto per lui. Comincia allora a procurarsi i primi piccoli guadagni come caricaturista: il gestore del cinema Fulgor, infatti, gli commissiona ritratti di attori celebri da esporre come richiamo.
Negli anni della guerra (1939-1945) collabora alle sceneggiature di una serie di titoli di buona qualità, fra i quali "Avanti c'è posto" e "Campo de' fiori" di Mario Bonnard e "Chi l'ha visto?" di Goffredo Alessandrini, mentre subito dopo è fra i protagonisti del neorealismo, sceneggiando alcune delle opere più importanti di quella scuola cinematografica: con
Rossellini, ad esempio, scrive i capolavori "Roma città aperta".
Con "
I vitelloni", invece, nel 1953, il suo nome varca i confini nazionali e viene conosciuto all'estero. In questa pellicola, il regista ricorre per la prima volta ai ricordi, all'adolescenza riminese e ai suoi personaggi stravaganti e patetici. L'anno dopo con "La strada" conquista l'Oscar ed è la consacrazione internazionale. Il secondo Oscar, invece, arriva nel 1957 con "Le notti di Cabiria". Come in "La strada", la protagonista è Giulietta Masina, che ha avuto ruoli di diversa importanza in tutti i primi film del marito.
Nel 1959 Con "
La dolce vita”, Palma d'oro a Cannes e spartiacque della produzione felliniana, si acuisce l'interesse per un cinema non legato alle tradizionali strutture narrative. Alla sua uscita il film suscita scandalo, soprattutto negli ambienti vicini al Vaticano: gli si rimprovera, assieme ad una certa disinvoltura nel presentare situazioni erotiche, di raccontare senza reticenze la caduta dei valori della società contemporanea.
Nel 1963 esce "8½", forse il momento più alto dell'arte felliniana.  Vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero e per i costumi, è la storia di un regista che racconta, in modo sincero e sentito, le sue crisi di uomo e di autore. L'universo onirico introdotto in "8½" ritorna in forma esplicita in tutti i film.  Nel film "Giulietta degli spiriti" del 1965, fa riferimento alle ossessioni e ai desideri di una donna tradita.
Fellini non è stato soltanto un grande regista, che ha saputo convogliare nella sua opera multiforme i vari e diversi elementi della cultura popolare e di massa, dal fumetto al circo equestre, dalla caricatura alla vignetta umoristica, dal romanzo d'appendice al teatro di varietà, ma è riuscito a trasformare questa materia spesso dozzinale, ripetitiva e infarcita di luoghi comuni, in uno stile cinematografico inimitabile, in una serie di film che hanno ottenuto un successo di critica e di pubblico internazionale.  Federico Fellini si spegne a Roma per un infarto il 31 ottobre 1993 all'età di 73 anni.
“Dopo la guerra dominava il sentimento della rinascita, della speranza: tutto il male era finito, si poteva ricominciare. Adesso, non so se quest'ombra che si allunga sull'Italia preveda una resurrezione. Dopo la guerra, si aveva il sentimento d'aver patito sciagure immeritate ma che facevano parte della Storia, che rendevano partecipi della Storia: non era certo un conforto, ma alle sofferenze dava un senso, un riscatto. Adesso questo manca del tutto: c'è soltanto il sentimento d'un buio in cui stiamo sprofondando” (Federico Fellini).