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IL CIMITERO DEL MEDITERRANEO

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strage mediterraneo

Il Mediterraneo torna di nuovo ad essere  un cimitero. Un peschereccio che trasportava circa 700 persone si è capovolto nel Canale di Sicilia, a circa 60 miglia a nord della Libia. Un mercantile, dirottato nella zona per prestare soccorso, ha tratto in salvo alcuni superstiti. Si teme che il bilancio delle vittime sia di poco inferiore alle settecento unità. 

Il barcone che si è rovesciato in questi giorni nel canale di Sicilia sarebbe partito dall’Egitto e avrebbe poi caricato i migranti sulle coste della Libia nord occidentale. È incredibile, la crudeltà  dei trafficanti che hanno riempito la barca fino all’inverosimile. 

L’incidente è accaduto intorno a mezzanotte quando il barcone era appena uscito dalle acque libiche e si trovava ancora a circa 120 miglia nautiche a sud di Lampedusa. 

Si stanno cercando letteralmente le persone superstiti tra i cadaveri che galleggiano in acqua: la drammatica immagine è riferita dal premier maltese Joseph Muscat. Il capo del governo maltese ha aggiunto che, nonostante il dibattito politico in corso, Malta e Italia sono ancora da soli ad affrontare la gravissima crisi.

I cadaveri recuperati sono stati allineati su uno dei ponti della nave Gregoretti, della Guardia costiera. La nave sta coordinando i soccorsi in mare di tutte le unità navali impegnate nella ricerca di eventuali superstiti. 

Sarà molto difficile il recupero dei corpi delle centinaia di vittime. Secondo quanto riferiscono i soccorritori presenti sul posto, il tratto di mare dov'è avvenuto l’affondamento del barcone è troppo profondo per consentire l’intervento dei sommozzatori.  

Chiediamoci: possiamo fermare questa nuova  shoa o dobbiamo assistere ancora per anni e anni questo esodo della morte? La risposta va trovata non tanto in chi generosamente soccorre queste persone in fuga dalla guerra e fame, quanto in chi decide a Strasburgo le sorti di migliaia di vite.  Mentre i parlamentari europei parlano, litigano, questi disperati stringendo i loro bambini finiscono la loro storia di sofferenza e di rifiuto in fondo al mare. 

Si va dicendo che non si possono accogliere tutti. E’ vero, ma mi permetto di ricordare che la causa di questo esodo selvaggio va addebitata anche a coloro che  spregiudicatamente hanno sempre difeso i loro interessi economici in questi Paesi africani e asiatici. 

Papa Francesco fa sentire la sua voce, testimonia con gesti di accoglienza quella carità cristiana che il fermento di una umanità solidale. A Lesbo papa Francesco ha detto ai profughi:  “Tanta gente che soffre, non sa dove andare, ha dovuto fuggire. Andremo anche a un cimitero: il mare. Tanta gente è annegata. Lo dico non per amareggiare ma perché il vostro lavoro possa trasmettere lo stato d’animo con cui faccio questo viaggio.” 

Ma non bastano le parole di  papa Francesco. Questa nuova shoa ha dei complici da smascherare. Sono forse chi detiene i poteri economici forti che sponsorizzano le guerre per  vendere le armi e salvaguardare i loro giacimenti petroliferi?  La mia è solo una domanda.