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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ - Anthony De Mello

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de mello

De Mello padre gesuita, nacque a Santa Cruz, un sobborgo di Mumbai in India. Fece parte della Compagnia di Gesù nel 1947 all'età di sedici anni. Viaggiò in parecchi paesi per studiare e più tardi per insegnare, principalmente in Spagna e negli Stati Uniti, dove diventò uno psicoterapeuta. Ben presto divenne famoso per i suoi libri sulla spiritualità, che univano la religione cristiana e quella orientale buddista con i suoi studi di psicologia. 

In India, organizzò numerosi ritiri spirituali, ed era in genere ritenuto una persona saggia e stimata. Fondò anche un centro di preghiera in India, chiamato «Sadhana». Morì improvvisamente nel 1987 per un attacco cardiaco, suoi libri sono ancora ristampati, e alcuni scritti inediti sono stati pubblicati dopo la sua morte. 

Il messaggio spirituale di De Mello. Dai suoi libri, caratterizzati da un stile intelligente e spesso umoristico si possono attingere i grandi contenuti della religione cristiana e le tradizioni orientali e il suo messaggio spirituale. Riporto alcuni pensieri: 
“La prima cosa che voglio capiate, se davvero intendete svegliarvi, è che non volete svegliarvi. Il primo passo verso il risveglio è essere sufficientemente sinceri da ammettere di fronte a se stessi che non è piacevole. Voi non volete essere felici.” 

“La solitudine non si cura con la compagnia umana. La solitudine si cura attraverso il contatto con la realtà.” 

“Se vogliamo essere felici, possiamo esserlo adesso, perché la chiave della felicità è nascosta dentro di noi. Essa non dipende dagli avvenimenti che ci capitano ma dal modo in cui li percepiamo e li affrontiamo.” 

Il grande maestro di Zen Riokan viveva una vita semplicissima ai piedi di una montagna. Un giorno che lui non era in casa un ladro penetrò nella sua capanna, ma non vi trovò nulla da rubare. In quel momento, il maestro rientrò, trovò il ladro nella capanna e disse: “Devi essere venuto da molto lontano per incontrarmi, non te ne puoi andar via a mani vuote”. Così gli diede le sue coperte e i suoi vestiti. Il ladro, frastornato, prese coperte e indumenti e se la svignò. Quando se ne fu andato, il maestro sedette sulla soglia della capanna e guardò la splendida luna piena, pensando: “Poveretto, avrei voluto potergli dare questa splendida luna!”.   

De Mello mostra apprezzamento per Gesù, del quale si dichiara "discepolo". Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L'unica differenza con gli altri uomini è che Gesù era "sveglio" e pienamente libero, mentre gli altri no. Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio. 

Anche le affermazioni sul destino definitivo dell'uomo destano perplessità. In qualche momento si parla di uno "scioglimento" nel Dio impersonale, come il sale nell'acqua. In diverse occasioni si dichiara irrilevante anche la questione del destino dopo la morte. 

Sembra che dica che ci deve interessare soltanto la vita presente. Quanto a questa, dal momento che il male è solo ignoranza, non ci sono regole oggettive di moralità. Bene e male sono soltanto valutazioni mentali imposte alla realtà. 

Coerentemente con quanto esposto finora, si può comprendere come secondo la logica di De Mello, qualsiasi credo o professione di fede sia in Dio che in Cristo non può che impedire l'accesso personale alla verità. La Chiesa, facendo della parola di Dio nelle Sacre Scritture un idolo, ha finito per scacciare Dio dal tempio. Di conseguenza essa ha perduto l'autorità di insegnare nel nome di Cristo. 

Al fine pertanto di tutelare il bene dei fedeli, la Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dal cardinale Ratzinger poi Benedetto XVI, ritenne necessario dichiarare che le posizioni dottrinali di De Mello sono incompatibili con la fede cattolica.