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I PARADISI FISCALI… e i potenti sui troni

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paradisi fiscali

Una super-inchiesta giornalistica internazionale ha scoperchiato la cassaforte dei paradisi fiscali. Ma che cosa sono questi «paradisi»?   Sono paradisi degli evasori fiscali. Si tratta di Paesi che attirano capitali stranieri allettandoli (per esempio) con un prelievo minimo, o addirittura nullo, in termini di tasse sui depositi bancari, e in più offrono (di solito) anche una serie di «servizi» accessori, leciti o illeciti, e in particolare una bassa tassazione anche per tutte le altre attività finanziarie ed economiche, la discrezione sui nomi dei depositanti, e il rifiuto di collaborare con le autorità dei Paesi d’origine per identificare i titolari dei depositi e stanarli, perfino se si tratta di trafficanti di droga o terroristi. 

Tutti si difendono da accuse che - tra l'altro - non sono state ancora formulate, dal momento che aprire conti all'estero non costituisce di per sé reato. "Non possiedo alcuna società off shore, né alcun conto estero e, soprattutto, non ho commesso alcun illecito", rispondono in coro.  

Mi siano permesse alcune riflessioni
Il nuovo filone di grandi evasori ed elusori che hanno "delocalizzato" le tasse in quel di Panama è solo la punta dell'iceberg di quello che potrebbe essere definito il più grande conflitto d'interessi della storia. L'evasione e l'elusione fiscale sono un malcostume internazionale. 

Ma non scandalizziamoci troppo, Il sistema fraudolento che alimenta gli ingranaggi dei paradisi fiscali coinvolge, in primis, quei politici o quegli uomini di potere che dovrebbero controllare quelle operazioni che informano in anticipo il trattamento di questioni fiscali internazionali: in concreto le lettere di intenti emesse da un Paese che forniscono a una società chiarimenti sul modo in cui sarà calcolata l'imposta. Sulla base di queste informazioni o “ tax ruling” le multinazionali (controllate in diversi Stati) scelgono la destinazione più vantaggiosa dell'imponibile. 

Panama è sempre stato il Paese dei balocchi degli elusori fiscali, tanto quanto il Lussemburgo: possiede una delle giurisdizioni più opache, non ha praticamente siglato alcun accordo di scambio delle informazioni. È storicamente utilizzato per creare scatole off-shore su cui banchettano, appunto, evasori, trafficanti di droga, di armi e politici corrotti. 

Se tutti sanno tutto, perché gli Stati compromessi non intervengono? Il motivo va forse cercato negli interessi sia economici che di potere. In altre parole, chi possiede le informazioni e ha il potere di distruggere o meno una personalità politica, piuttosto che un imprenditore non lo fa perché lui stesso è colluso. Le notizie si pubblicano e fanno effetto al momento, poi tutto tace.   

In questo modo i grandi evasori fiscali di molti Paesi sono coloro che detengono il potere sia politico che economico. Che fare, si domanda il cittadino comune? La risposta è solo una: i cittadini che paghiamo le tasse fino all’ultimo centesimo siano consapevoli di questo maltolto. I potenti di questo mondo depositano i loro ingenti capitali nei Paradisi Fiscali per essere tassati meno. Il vangelo dice che i potenti sarebbero stati rovesciati dai loro troni. 
A quanto sembra ci stanno saldi…