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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’| Molière

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MOLIERE

Jean-Baptiste Poquelin prese il nome di Molière quando passò alla professione teatrale. Fu attore, capo di una compagnia, e drammaturgo. È uno dei più importanti scrittori di teatro di tutti i tempi. Ha impersonato con la sua opera e la sua vita l’essenza stessa del teatro. Maestro negli intrecci e nella definizione dei caratteri, ha creato capolavori comicissimi, che però sanno anche mostrare gli aspetti malati o nevrotici dell’essere umano 

Figlio di un ricco commerciante, Jean-Baptiste Poquelin nasce a Parigi nel gennaio del 1622. Il nonno materno era un appassionato frequentatore di teatro, amante degli spettacoli di piazza e delle farse. Il giovane Jean-Baptiste riceve un’ottima preparazione scolastica, nel prestigioso collegio dei gesuiti di Clermont 

Nel 1660, Molière e i suoi attori si spostano nella sala del Palais Royal, dove troveranno stabile dimora. È il momento del massimo favore del re, Luigi XIV, che, giovane e impegnato a stabilire la propria supremazia sulla nobiltà e sul clero, difende l’umorismo e l’acre satira di Molière dagli attacchi dei tradizionalisti e dei moralisti. 

In questo periodo Molière scrive alcune tra le sue commedie più famose: Le preziose ridicole, La scuola delle mogli, Il misantropo, Georges Dandin. Molière è uno straordinario creatore di intrecci e di caratteri, le sue battute diventano proverbi, le sue trovate sono saccheggiate dagli imitatori. La perfezione delle trame, la vitalità dei personaggi, l’intelligenza della sua satira, faranno di lui, nella letteratura europea, l’incarnazione del genere della commedia. 

Ma le sue commedie, anche le più buffe e spassose, sono quasi sempre intinte di un umore nero che gli permette di mettere a fuoco l’aspetto malato o i veleni più nascosti dell’essere umano, pur essendo cariche, al tempo stesso di una vitalità inarrestabile, di una comicità tanto intensa da essere accusata di grossolanità. 

La capacità di Molière di prendere in giro abitudini e mode persino dell’alta nobiltà gli attira odi sempre più violenti e potenti. Nelle sue commedie critica l’intera piramide sociale, lasciando fuori solo la punta, il re e il suo operato, come se il sovrano fosse un fenomeno paragonabile a quelli della natura, non soggetto a critiche.  

La sua opera Il Tartufo suscita reazioni violente, il re viene indotto a proibirne la rappresentazione. Molière ingaggia una lunga battaglia in difesa della sua commedia. Ha contro tutto il clero di Francia e riesce e spuntarla solo dopo cinque anni 

Nel 1673 il drammaturgo scrive Il malato immaginario, un altro attacco contro i medici. Il suo odio per i medici è tanto noto che ne fa una battuta dentro la sua commedia e Argante, il malato immaginario, si scaglia contro Molière; «se fossi medico» dice, «quando sarà in punto di morte, lo lascerei senza aiuto. Crepa, gli direi, crepa!». 

Il 17 febbraio del 1673, mentre sta recitando Il malato immaginario (sosteneva la parte di Argan), Molière si sente male. Secondo la versione più accreditata riesce a portare a termine la serata e a rincasare.  Secondo altre versioni, la commedia deve essere sospesa e lui portato di corsa a casa dai suoi attori. Muore quella stessa notte. 

“Quando la lasciamo fare, la natura si tira fuori da sola pian piano dal disordine in cui è finita. È la nostra inquietudine, è la nostra impazienza che rovina tutto, e gli uomini muoiono tutti quanti per via dei farmaci e non per via delle malattie” 
Molière.