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PASQUA NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA

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iL PERDONO

Il perdono è una capacità interiore da formare, una forza dell’anima da esercitare liberamente, gratuitamente, responsabilmente, un sentimento da maturare nella discrezione e umiltà, un dono di Dio.     

Il perdono è un gesto gratuito, non dipende dalla richiesta dell’altro e neppure dal suo pentimento. Il perdono dato perché chiesto o in seguito al pentimento, perde il suo valore; significa mettere l’altro in ginocchio perché riconosca i suoi errori e pesi su di lui il giudizio, la colpa.  Il perdono, infatti, è più uno stile di vita che un atto legato alla trasgressione; è un modo di porsi di fronte all’altro, alle sue debolezze e incapacità, che non si manifesta solo in seguito alla caduta, ma nella bontà e comprensione che precedono e prevengono la stessa caduta.   

Un gesto gratuito   
La persona che sa perdonare non dimentica mai il perdono ricevuto e che dovrà ricevere. Il gesto è gratuito perché parte dalla consapevolezza di essere stati beneficiati prima ancora di beneficiare. La misura della gratuità del perdono sta proprio nella sincerità che promuove volontà di accoglienza e di comunione, di desiderio di non fermarci a ciò che è avvenuto per costruire qualcosa di nuovo. In particolare, il perdono è gratuito se nasce dalla convinzione che il rapporto con l’altro è importante e vale la pena di andare oltre l’affronto, oltre l’offesa per non comprometterlo.      

Il perdono è un sentimento adulto.   
Troviamo difficoltà a caricarci i nostri errori, figuriamoci quelli degli altri. Tentiamo, come abbiamo visto, di scaricare sugli altri i nostri pesi, le nostre colpe. Questo atteggiamento quasi necessario e di legittima difesa rivela tratti di infantilismo e ostacola l’evolversi del sentimento del perdono. Il male, l’errore, fanno parte della vita, convivono con noi come il grano e la zizzania. Solo chi è maturo non sciupa le sue energie per tentare di allontanare inutilmente da sé qualcosa che fa parte della sua vita e che deve semmai imparare a integrare, ad elaborare perché tutto abbia un senso.   

Quel male esorcizzato    
Il male troppo esorcizzato compromette il nostro equilibrio e scatena in noi difese, vendette, rivalità. Quanto più focalizziamo il male, ne parliamo, lo personalizziamo, tanto più assume un potere destabilizzante dell’equilibrio.  Il male troppo enfatizzato tende a coprire la nostra mente e a toglierle possibili forze reattive. Il sentimento del perdono non può spezzare tale condizione, priva di apertura, di speranza. Ecco in cosa consiste la formazione in noi di uno stato adulto che facilita il perdono: lasciare che il male cresca accanto al bene nella consapevolezza di una saggia distinzione (cfr. la parabola evangelica del grano e la zizzania).   

Lo stile di Dio   
Solo così diventiamo capaci di crescere insieme nella gara del perdono, senza fughe né rifiuti, senza alcun monopolio della verità, né presunzione di superiorità, senza danneggiare il tempo della mietitura del buon grano (come dice la parabola) o peggio identificarci con esso. Dio in questo gesto di amore fa la sua parte, anzi la parte più importante. Basta ricordare come Cristo si è comportato con l’adultera, la samaritana, con il ladro sulla croce. Alla domanda del discepolo quante volte si deve perdonare il fratello che sbaglia: “Sette volte basta?”.  “No, settanta volte sette”, rispose Cristo. Dalla Croce Cristo grida all’uomo del nostro tempo la misericordia, il perdono per un mondo di pace.