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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ - Vincent Van Gogh

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van Gogh

Gogh Vincent van, grandissimo pittore, nacque  a Groot-Zundert, Brabante, 1853 , morì a  Auvers-sur-Oise 1890. La vita di questo grande artista olandese fu tragica come la sua arte.  Sembra che fin dall'infanzia avesse una vita psichica inquieta, resa tale anche dal rapporto difficile fra lui e i genitori, che un anno prima della sua nascita avevano perduto un figlio dello stesso nome. 

La sua vocazione artistica incominciò tardi. Fece l’impiegato dello zio mercante sin dall'età di sedici anni. Ebbe una crisi di misticismo che lo spinse a studiare teologia per due anni e a svolgere un periodo di apostolato presso i minatori del Borinage.  

Nel 1881 a 28 anni decise di dedicarsi alla pittura; e in meno di dieci anni d'intenso lavoro produsse un numero molto rilevante di opere, che operarono una profonda rivoluzione nella cultura artistica europea. Le prime, potenti nel modellato e nell'uniforme tonalità scura, rivelano l'influsso delle aspirazioni umanitarie che però in lui si fanno ben più profonde e tormentate negli anni successivi. 

Nel 1886 si stabilì a Parigi, dove ammirò la pittura degli impressionisti e l'arte giapponese e trasformò radicalmente il suo stile. La sua pittura si schiarì, mirò a effetti di luce abbagliante, si servì quasi esclusivamente di colori puri; ma dai temi e dai motivi dell'impressionismo si staccò decisamente, rinunciando a ogni suggestione naturalistica e facendo del colore mezzo dell'espressione immediata, della sua interna passione. 

Oltre ai molti autoritratti, ritratti, paesaggi, interni e nature morte, in cui all'estrema violenza del colore si associa una tormentosa e quasi allucinata deformazione dell'immagine, van G. lasciò molti disegni e incisioni. L'arte di van G., drammatica fu l’espressione del crescente contrasto tra il mondo interno e il mondo esterno, tra spiritualità e realtà oggettiva, è anche da considerarsi come il primo indizio della crisi che portò all'arte di pura espressione, indipendente da ogni funzione rappresentativa.  

Il "giallo cromo" - una sorta di firma pittorica che caratterizza alcuni dipinti di Van Gogh, come i vari Girasoli o La camera di Arles, doveva essere molto più brillante quando fu steso su tela. Con il tempo, questo pigmento instabile è andato sbiadendo, e ha virato verso il marrone. Riportarlo alla brillantezza originaria non è possibile, dicono gli esperti. Si rischierebbe di danneggiare i dipinti in modo irreversibile.   

Per dipingere di notte, e rischiarare tela e tavolozza, Van Gogh indossava spesso un cappello di paglia costellato di candele accese. Varie fonti raccontano di averlo visto lavorare in alcuni caffè con lo strano indumento in testa, e le candele incastrate nella tesa o fissate con alcune mollette. L'abitudine a dipingere di notte è ravvisabile nelle sue opere ma anche in alcune testimonianze scritte. "Spesso ho l'impressione che la notte sia molto più viva e riccamente colorata del giorno" si legge in una lettera al fratello Theo. In un altro passo della loro corrispondenza, Vincent racconta che Notte Stellata sul Rodano fu dipinta in notturna, "sotto un getto di gas", con riferimento forse alla lampada usata per farsi luce.   

“Io penso di vedere qualcosa di più profondo, più infinito, più eterno dell'oceano nell'espressione degli occhi di un bambino piccolo quando si sveglia alla mattina e mormora o ride perché vede il sole splendere sulla sua culla.” 
(Vincent van Gogh )