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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – Paolo VI

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paolo VI

Nato a Concesio (Brescia) nel 1897, Giovanni Battista Montini, eletto papa il 21 giugno 1963 col nome di Paolo VI, portò a compimento il Concilio vaticano II (1962-65) e guidò la riforma della Chiesa negli anni successivi. Pur ribadendo i princìpi della tradizione cristiana e il ruolo universale della Chiesa di Roma, seppe dialogare con l’uomo di oggi e con la sua cultura. Come Paolo – l’apostolo delle genti di cui assunse il nome – compì numerosi viaggi nei diversi continenti per incontrare i popoli e le comunità cristiane del Pianeta.  Il papa del dialogo con il mondo contemporaneo 

Pur ribadendo il valore del celibato dei preti e l’insegnamento tradizionale della Chiesa in campo dottrinale e morale (soprattutto per quanto riguarda l’etica sessuale), Paolo VI favorì il dialogo con gli intellettuali di formazione laica, con gli esponenti di altre religioni e con gli atei. Favorì anche la diffusione della lettura della Bibbia da parte dei laici (non solo quindi con la mediazione e sotto la guida dei sacerdoti) e il rinnovamento dell’insegnamento religioso mediante la stesura di nuovi catechismi per tutte le età. 

Sotto il suo pontificato si svilupparono le Conferenze episcopali, che riunivano i vescovi di una stessa regione, di una nazione o di un continente, per favorire il dialogo tra loro, e anche altri organismi di partecipazione, come i Consigli pastorali nelle singole diocesi e parrocchie. Anche attraverso questi strumenti la Chiesa cominciò a essere sentita non più come un organismo burocratico, ma come una realtà comunitaria della quale tutti sono chiamati a essere membri attivi, sia pure svolgendo ruoli diversi. 

Paolo VI intraprese numerosi viaggi in diverse parti del mondo (in Terra Santa, in India, in Portogallo, a Bogotà, a Istanbul, a Ginevra, in Uganda, in Estremo Oriente) per incontrare i popoli e incoraggiare le giovani Chiese del Terzo Mondo. Visitò la sede dell’ONU per sostenere, a nome della Chiesa «esperta in umanità», la costruzione di un nuovo ordine internazionale fondato sulla pace che l’ONU avrebbe dovuto difendere. Scrisse varie encicliche, in particolare la Populorum progressio (Lo sviluppo dei popoli, 1967) dove ha previsto la necessità di un dialogo tra i popoli per raggiungere l’intesa e la pace; e la Humanae vitae (La vita umana, 1968) dove ribadì il valore della famiglia e il suo dovere di trasmettere la vita.  Negli anni intorno al 1968 si svilupparono forme di contestazione anche all’interno della Chiesa. 

Nella primavera del 1978 lanciò un accorato appello per la liberazione di Aldo Moro, il leader politico cattolico rapito (e poi ucciso) dai terroristi delle Brigate rosse: il suo messaggio, di alto valore morale, scosse le coscienze di molti. Pochi mesi più tardi, dopo una breve malattia, morì. 

“La sofferenza dei poveri è nostra! E vogliamo sperare che questa nostra simpatia sia di per se stessa capace di suscitare quel nuovo amore che moltiplicherà, mediante una economia provvida e nuova al suo servizio, i pani necessari per sfamare il mondo” 
(Paolo VI).