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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – SANT’AGOSTINO

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Nato a Tagaste (Algeria) nel 354, Agostino studia retorica a Cartagine, tormentato da una profonda inquietudine e dissolutezza, come egli stesso racconta nelle Confessioni. A diciannove anni abbraccia il manicheismo, religione di origine persiana largamente diffusa in Africa settentrionale, attratto dall'importanza che questo culto sembra attribuire alla ragione. 

Insegna retorica e grammatica prima a Tagaste poi a Cartagine. Successivamente si trasferisce a Milano, dove l'incontro con il vescovo Ambrogio sarà fondamentale per il suo percorso di conversione spirituale. È proprio a Milano infatti, tra il 384 e il 386, che Agostino approda alla fede cristiana, dopo travagliate vicissitudini esistenziali. 

Lascia la cattedra di retore della città e si ritira a Cassiciaco, nei pressi di Milano, dove conduce vita di ritiro spirituale e dove scrive "Contro gli Accademici", "La Vita Felice", "Sull'ordine" e i "Soliloqui".   

A 17 anni, per mettere un freno all'erompente pubertà e restare in sintonia con la buona società, s'era unito con una donna, da cui aveva avuto un figlio, Adeodato e a cui era restato sempre fedele. Dopo lunghe esitazioni e drammatici contrasti, non senza uno straordinario aiuto della grazia di Dio, la scelta fu fatta: "Mi volgesti a te così a pieno, che non cercavo più né moglie né altra speranza di questo mondo" (Confessioni 8, 12, 30). Era l'anno 386, inizio del mese di agosto. 

Nel 387 ottiene il battesimo proprio da Ambrogio e lasciato Milano per tornare a Tagaste dove si libera di tutti i beni e fonda una comunità religiosa. Nel 391 viene ordinato sacerdote e nel 395 consacrato vescovo d'Ippona. 

A questo periodo risalgono le sue opere più importanti: tra il 399 e il 419 scrive "La Trinità", opera dogmatico-teologica; tra il 396 e il 427 "La città di Dio", in cui convergono considerazioni e temi a carattere storico, filosofico e teologico, "La dottrina cristiana" e "I commenti a Giovanni". 

"Le Confessioni", scritte nel 397, sono il suo capolavoro letterario. Con quest'opera Agostino inaugura un genere, quello dell'introspezione autobiografica, che avrà grande fortuna nella letteratura occidentale. In esse, oltre a ricapitolare la sua complessa vicenda spirituale e di vita, formula importanti e fondamentali considerazioni a carattere filosofico e teologico. Notevolissima la sua teoria sulla relazione fra tempo, eternità e creazione. 
Muore nel 430 durante l'assedio di Ippona da parte dei Vandali.   

“Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature che non esisterebbero se non esistessero in te. Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità. Hai mandato un baleno, e il tuo splendore ha dissipato la mia cecità. Hai effuso il tuo profumo; l’ho aspirato e ora anelo a te. Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace”. 
(Sant’Agostino –Le Confessioni)