Promozione Umana

X un sì alla vita

I furbetti del cartellino

« back Notizie | Italia Parallela

i furbi del cartellino

Le fiamme divampano quando il fatto accade, poi passano i giorni e il silenzio fa da pompiere. E’ accaduto e accade quasi sempre che le notizie scandalose che fanno scalpore all’inizio siano poi immediatamente messe a tacere da altre. Così va il mondo, purtroppo.   

Timbravano il cartellino per poi tornare a casa, fare shopping o addirittura per andare a caccia. Sono sette impiegati del Comune di Pachino, scoperti e denunciati dalla guardia di finanza di Siracusa per truffa. Si tratta di un dirigente e sei dipendenti presso gli uffici Agricoltura, Sportello unico attività produttive (Suap) e Commercio. L’operazione è il risultato di una indagine durata circa 20 giorni, con l’ausilio di telecamere, collocate vicino agli strumenti per la rilevazione delle presenze per la timbratura dei cartelli.    

Le riprese hanno consentito ai finanzieri di monitorare sia la rilevazione delle presenze del personale che i movimenti. Questi, oltre alla condanna per il reato commesso, potranno essere chiamati a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, oltre che il danno all'immagine subita dall'amministrazione pubblica. Mi siano concessi alcuni dubbi su questi provvedimenti.    

Già nel 2014 furono proiettate nell’aula di giustizia pugliese le immagini delle microcamere nascoste in cui evidenziavano i furbetti del cartellino. Sii scorgevano le addette alle pulizie che strisciavano i badge altrui nella macchinetta marcatempo, all'ingresso di una delle sedi della Asl. Ma anche medici, infermieri, tecnici, fisioterapisti che dopo aver timbrato il cartellino si recavano a casa, a fare la spesa al discount, ad accompagnare i bambini a scuola.   

Per quei fatti 36 dipendenti pubblici sono stati condannati in primo grado, nel giugno scorso, a pene comprese tra sei mesi e tre anni: le accuse formulate dal pm sono a vario titolo: truffa in danno dello Stato e violazione del decreto Brunetta. Inizialmente erano 48 gli imputati. Sono tutti ancora in servizio presso la stessa azienda sanitaria. Anche coloro i quali sono stati ritenuti assenteisti. Uno di essi, un oculista, ha ottenuto perfino una progressione di carriera. Uno scatto in avanti previsto dal contratto nazionale del lavoro: atto dovuto che non è stato possibile evitare, a quanto si è appreso dalla direzione generale Asl, proprio perché per i lavoratori in questione non c'è stato alcun provvedimento punitivo.   

Così vanno le cose in Italia, forse anche altrove Viene attribuito dal giudice un rilievo di maggiore gravità ai medici coinvolti, a uno dei quali, un odontoiatra, è toccata la pena massima inflitta: tre anni di reclusione. In quanto i dirigenti avrebbero dovuto controllare, a quanto è riportato, il rispetto delle regole da parte dei sottoposti. E avrebbero dovuto dare l'esempio. Tutti, poi, sottraendo ore che avrebbero dovuto essere di esclusiva proprietà del datore di lavoro, avrebbero provocato all'Azienda sanitaria locale, quindi a una pubblica amministrazione, un danno patrimoniale e d’immagine.  Per altro il fatto che non fosse emersa durante il dibattimento la prova di conseguenze dirette nella qualità del servizio, non avrebbe avuto alcun valore riguardo le contestazioni per cui si è proceduto: la truffa e le irregolarità nell'utilizzo del cartellino marcatempo. I legali degli imputati hanno messo in atto la loro difesa in appello. Nel frattempo nulla è cambiato. I furbetti del cartellino continuano il loro lavoro. Si spera che per i nuovi fatti, siano applicate le ultime disposizioni previste dalla riforma Madia, che prevede una linea durissima, ancor di più rispetto al passato, per i cosiddetti “furbetti del cartellino”.  
Si spera.