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Quel parlare a vanvera. Ci siamo  accorti  che, il più delle volte, le nostre parole sono sempre le stesse che ripetiamo all’infinito, quasi fossero un’eco che ci riecheggia in noi ?.Sono parole vuote che scorrano da sole, parole che mancano di personalizzazione. La parola dovrebbe contenere l’impronta della nostra mente che la qualifica, non può essere una emissione di voce, un chiacchierare a vanvera. La parola è un seme fecondo che viene depositato nel solco umano dell’altro. Persino durante la Messa, si dice: “Signore, dì una sola parola e l’anima mia sarà salvata”, a ricordare la capacità rinnovatrice contenuta nel linguaggio. Le parole contengono un potenziale prezioso che, usato bene, può rinnovare noi stessi e i rapporti con gli altri.   

I danni di chi non comunica.  Una cattiva comunicazione rende difficili le relazioni, le comunicazioni.  Un modo di parlare artefatto e costruito, ci può procurare incomprensione, antipatie, solitudine. Esistono persone che fanno di ogni discorso un monologo, hanno bisogno di spiegare alla perfezione, ogni passaggio, ogni sfumatura. La troppa razionalità schiaccia la comunicazione che diventa pesante come un macigno. Ci sono persone convinte che per comunicare bene, conti essere manierati piuttosto che spontanei. Ma quando le emozioni (sopratutto quelle istintuali) non possono emergere, escono per altre vie. Si accusano pertanto stipsi, malattie cutanee, coliti. Anche una comunicazione carente, con una voce quasi sussurrata, senza alcun entusiasmo, può favorire  la depressione..   

Per essere autentici nella comunicazione. Spesso mi fermo ai giardini pubblici per osservare i bambini che riescono a farsi intendere dagli adulti anche se il loro linguaggio è incompleto. Basta un gesto un suono, ed ecco che magicamente gli adulti indovinano i loro desideri. Ma allora, come mai quando cresciamo e acquistiamo strumenti sempre più sofisticati, comunicare diventa sempre più problematico?. Forse, dobbiamo tornare indietro, recuperare un modo di comunicare meno sofisticato e più spontaneo. A volte pensiamo che più ci esprimiamo in modo enigmatico, più ci sentiamo qualcuno. Niente di più sbagliato. Non serve un vocabolario particolare: tanto più parliamo in modo semplice e comprensibile a tutti, quanto più riusciamo a toccare le corde giuste, quelle soprattutto del cuore. Non a caso ci sono parole che tutti dicono e ripetono perché sono comprensibili, importanti per comunicare. E poi usiamo poche parole, quelle necessarie che restano impresse nella mente di chi  ci ascolta. Le troppe parole che vogliono convincere chi ascolta o affermare le proprie ragioni, rischiano di generare confusione, incomunicabilità. Prima di dire qualcosa, verifichiamo interiormente  il contenuto e cerchiamo  di esprimerlo con meno parole possibili.