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I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ |DANTE ALIGHIERI

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opinione - Dante

Dante Alighieri, famoso poeta, scrittore e politico, nato a Firenze nel 1265, morto a Ravenna nel 1321 all’età di 56 anni. 

Dante è riconosciuto come il padre della lingua italiana. La sua fama è dovuta soprattutto alla sua opera, Comedìa, divenuta celebre come Divina Commedia, la più grande opera scritta in italiano. Uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale.  

La Commedia è anche l’opera poetica della salvezza umana, che esprime nei suoi tre Canti le condizioni delle anime nell’Inferno, Purgatorio, Paradiso. Il grande poeta offre al lettore uno spaccato di altissima qualità morale ed etica.  

Dante si intrattenne su moltissimi argomenti dello scibile umano, arricchendo di idee e valori la letteratura italiana d’allora e dei secoli successivi. La stessa cultura occidentale porta l’impronta dantesca tanto da essere soprannominato il "Sommo Poeta”. 

Nella storia letteraria italiana egli è stato ed è sempre operante; l'immagine di Dante "padre" non è espressione retorica e mitica, ma concreta realtà storica. Pertanto egli è stato ed è sempre operante anche nel corso della nostra letteratura come un ispiratore ideale, un modello letterario. 

Dante è il poeta della certezza. Nessun dubbio turba mai il poeta, che pure sa e rappresenta la fragilità del cuore, il pericoloso pencolare della superba intelligenza degli uomini verso l'errore. Esamina e giudica, inflessibile, piccoli e grandi, i singoli e tutto il suo tempo  

Il ruolo di Virgilio nella Commedia dantesca è di quelli centrali. Virgilio è presente e ‘conta’ per Dante sia in riferimento alla sua opera sia come presenza personale: quella di un autore, anzi dell’autore per eccellenza, sulle cui pagine l’Alighieri si è formato.   

Il lettore della Commedia dantesca non si domanda mai se quel giudizio così forte e categorico sia legittimo; non ha mai l'impressione che sia pretensioso e fatuo e unilaterale, tanta è la saldezza della fede e delle convinzioni da cui deriva, una fede che passa nel lettore, il quale avverte che a giudicare non è Dante, ma che egli è solo l'interprete sicuro d'una legge divina che diventa indiscutibile anche per noi.   

"O superbi cristian, miseri lassi, che, della vista della mente infermi, fidanza avete ne' retrosi passi, non v'accorgete voi che noi siam vermi nati a formar l'angelica farfalla, che vola alla giustizia sanza schermi?" 
(Dante)  

Parafrasi: O superbi cristiani, poveri infelici con la mente ottenebrata, che avete fiducia nei vostri passi rivolti all'indietro, non vi accorgete che noi siamo dei vermi, destinati a formare una farfalla angelica che vola senza intralci alla giustizia divina?