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X un sì alla vita

Il vuoto della morte

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 In questi giorni in cui ci fermiamo davanti alla tomba, riflettiamo.  Ci sono dolori che non si possono né evitare né cancellare. Esistono. Possiamo solo affrontarli, e cercare di fare di tutto affinché non ci devastino. Ma talvolta ci vuole tanto tempo. E non basta fare “come se” niente fosse successo perché la vita continui come prima. Spesso, niente può più essere come prima, e si deve pian piano riuscire ad organizzare la propria vita in modo diverso. 

Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre, è difficile imparare a vivere con quel vuoto profondo che si spalanca all’improvviso. E non basta semplicemente voltare pagina. Non basta ripetersi che la vita continua e che non serve a nulla piangere. Non basta imporsi di non pensarci… Quel vuoto è lì. Come una ferita profonda. Che pian piano cerchiamo di far cicatrizzare… Anche se alcune ferite non si cicatrizzano mai completamente…  

Non si tratta di premere sul tasto “cancella” per cancellare veramente tutti i ricordi che ci legano alle persone care, per distaccarsi da chi non c’è più. Elaborare la perdita è un’operazione psichica lunga e complessa. Si tratta non solo di accettare la realtà, ma anche di riconoscere veramente ciò che si è perduto, compresa la promessa di tutto quello che si sarebbe potuto e voluto vivere con chi non c’è più. Fare l’inventario di tutto quello che era stato investito, progettato, auspicato e sperato, e capire che non sarà più possibile realizzarlo. 

Occorre però tornare di nuovo alla vita, nonostante la sofferenza che resta quando si capisce una volta per tutte che i ricordi sono importanti.  Lo sono perché è un modo per far vivere in noi e fuori di noi, chi ci ha lasciato. I ricordi portano accanto a noi la persona cara: il tono della sua voce, i suoi gesti, le sue abitudini e quelle testimonianze di vita che riempiono l’anima. 

I ricordi sono le piccole resurrezioni dei nostri cari: tornano nei nostri pensieri, occupano i loro spazi in casa, il loro posto di lavoro, i loro amici; piccole resurrezioni che vogliono sopprimere una lapide marmorea che racchiude nel buio i resti. Ricordi che servono per rompere il lutto della solitudine che sempre s’attacca all’anima come se la morte fosse solo distacco, annientamento, fine. 

Al credente non bastano poi i ricordi, vuole tener viva l’attesa dell’incontro dei propri cari con Dio. Le “piccole resurrezioni” attraverso i ricordi suscitano in noi la domanda se i nostri cari li rivedremo? La risposta positiva ci allieta.