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IL FIGLIO PADRONE

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pensaci su bambini viziati

Un rapporto dell’Eurispes segnala il diffondersi dei figli padroni. Padroni della propria famiglia, del proprio tempo, dei propri consumi, dei siti internet in cui passano la giornata. Da bambini dispotici ad adolescenti aggressivi, che incutono timore  anche agli insegnanti, con la loro mole di un metro settanta...   

Senza nulla togliere all’indagine, il figlio padrone è già presente da tempo nelle nostre famiglie. Basta osservare un papà con il suo piccolo al palco giochi per capire come vanno le cose. Il papà compera al bamboccio giganteschi pacchi di pop corn, con una, due lattine d’aranciata.   

Ma immediatamente si sente un grido di protesta: “Avevo chiesto Coca Cola!”. Il padre dispiaciuto chiede scusa al figlioletto di sei anni e va di corsa al bar per rimediare. Questo poppo cresciuto tra  baby sitter  e nonni vede poco il padre e la madre, molto impegnati nel lavoro.   

Per quanto piccolo, già conosce lo sgomento sulla faccia dei due, la loro disperata volontà di trattare con lui, di scendere a compromessi, pur di trascorrere alcune ore serene dopo una giornata faticosa. Il figlio padrone, di solito, è il  figlio unico o l’ultimo distanziato troppi anni dal primo o dagli altri figli.   
Si va dicendo che basta uno per dargli di più, assicurargli un futuro, insomma metterlo in condizione di avere tutto e subito. Affermazioni queste che a sentirle fanno accapponare la pelle. In alcune case c’è una montagna di giocattoli, di vestiti per il cocco.   

Crescendo poi avrà a disposizione corsi di judo, danza, tiro all’arco, sub, mimo ed altro. Tutto ciò corrisponde ai desideri del figlio.  Il figlio padrone cresce quindi convinto che la famiglia prima, e poi la società, debbano appagare tutti i suoi desideri.   

La difficoltà si presenta quando questo figlio padrone si presenta nella scuola e gli insegnanti e i compagni gli dicono alcuni “no”. Un “no” a tredici anni è un trauma, se non gli è mai stato detto prima.   

Non meravigliamoci se questo bullo si altera e prende a calci i compagni, polemizza e contesta l’insegnante. I genitori vanno in aiuto della vittima, difendono il figlio, tacciano la scuola di poca attenzione, suggeriscono al figlio di farsi valere.   

Come si farà valere, non è difficile intuirlo: cercherà d’essere padrone di tutti e di tutto. Ai genitori poco importa quale sarà in scuola il comportamento del figlio padrone e nemmeno s’interesseranno dove passa il tempo libero e con chi.   

Ciò che conta che si diverta e lasci in pace la sua famiglia che ha il diritto di godersi la serenità domenicale. Eppure, la prime vittime del figlio padrone sono i genitori. Questo figlio cresciuto arrogante, prepotente, senza mai conoscere alcuni sacrosanti limiti, non esiterà a scatenare aggressioni, violenze di fronte a un rifiuto, a un affetto finito, a un’incomprensione familiare.    

Poi, di fronte all’irreparabile, a un delitto, si andrà dicendo che quel giovane proviene da una normale, anzi da una buona famiglia. Il figlio padrone ha nella sua famiglia scontri, ribellioni, palesa i dissensi, ma tutto viene taciuto, minimizzato.   

I figli padroni chi li contesta? La società, gli amici, il datore di lavoro, il partner? No, nessuno perché viviamo nella cultura dei bulli, di quelli che si buttano in testa dose di droghe eccitanti per assicurare potere, onnipotenza, visibilità davanti a una platea di eccellenti imbecilli.    

La cura efficace è far passare la “livella” su queste testoline belle ma vuote, intelligenti, ma egotiste. E poi, riservare un trattamento speciale ai genitori. Questo ultimo lavoretto consiste nel metterli in condizione di capire la loro nullità o meglio inesistenza. Infatti, se i figli sono padroni dei genitori, questi ultimi a che servono?