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La paura dell’ignoto

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La razionalità è stata la prima grande arma messa in atto dall’uomo per difendersi dalle paure. Il problema è che oggi, nella cosiddetta post-modernità, l’idea di paura si sta confondendo sempre di più con quella di ansia. Si confonde l’effetto con la causa. L’ansia, infatti, è l’effetto di un malessere che la precede. Una situazione mentale d’incertezza del futuro, dà origine a tensioni, dubbi che sfociano in comportamenti ripetitivi, fermi, superficiali, difensivi.       

Parliamo di questa paralisi psichica perché in questi ultimi tempi ci ha riportato a galla molte paure rimaste per qualche tempo sommerse. Teste tagliate di giornalisti da killer incappucciati, uomini e donne bruciati, aerei di linea abbattuti, malattie contagiose, nuovi gruppi terroristici… Questo ed altro suscita paure affrontate in maniera diversa secondo la cultura dell’individuo. La paura si può sfidare, asservire, affrontare inconsciamente o con la massima strategia, viverla come un’ossessione o conviverci più o meno serenamente. Ci si prepara, a volte, per tempo a combatterla oppure nel momento in cui sorge. Nella nostra cultura, vige il principio del “non si sa mai”, “chissà come andrà a finire”. Con questi dubbi non si sfida la paura, alcuni aspettano che le cose cambino, altri salgono sul carro dei più forti per tutelarsi nei momenti difficili. Sia gli uni che gli altri, non vogliono sfidare l’ignoto con nuove scelte.     

Chi più e chi meno, prima o poi, abbiamo bisogno di andare in profondità per conoscere le motivazione della paura dell’ignoto. Chi lo fa attraverso la meditazione, chi attraverso l’introspezione, la psicanalisi. Succede quando si percepisce che il mondo che sta fuori di noi è troppo mutevole, e non ci permette nessuna previsione di sicurezza. Io stesso, in certe circostanze, siamo costretti a farci alcune domande su ciò che può succedere quando scorgiamo nel presente alcune ombre che si proiettano verso il futuro.   

La prima cosa da fare è semplicemente di accettare le paure. Non serve, sorvolare o solo immaginare il problema. Accettarlo invece come un segnale che ci rivela l’esistenza di qualcosa d’importante che esige forza, coraggio, disponibilità ad assumersi nuove responsabilità e a fare nuove scelte. E’ la nostra mente l’artefice del futuro incerto, difficile. La flessibilità e resistenza mentale servono per focalizzare le difficoltà, ordinarle e trovare preventivamente soluzioni possibili. Andare alla ricerca di chi è colpevole delle situazioni che avanzano non serve, è una spreco di energie. E’ come un voler far cambiare rotta a un fiume che segue il suo alveo. Quando poi siamo catturati dalle informazioni che ci mettono a confronto delle cause che determinano i disordini, i problemi, le sofferenze, dobbiamo restare in possesso di un buon autocontrollo, di una preparazione in grado di resistere, agli urti al momento dell’impatto con le difficoltà. 

Il futuro è paragonabile a un fiume in piena che mette alla prova gli argini durante il suo corso. Straripa dove l’argine è fragile e fa danni. Noi siamo questi argini resistenti che sanno contenere l’acqua e i detriti che stanno per arrivare o argini deboli che cedono all’urto. Il futuro mette alla prova i nostri argini che vanno sempre tenuti sotto controllo