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X un sì alla vita

Expo della scabbia dei profughi

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Milano capitale dell’Expo 2015. Dovremmo  interrogarci e confrontarci se nutriamo veramente il pianeta: da una parte l’albero della vita, simbolo dell’evento, dall’altra centinaia di profughi migranti, siriani, africani, uomini, donne, giovani assiepati alla disperata, accampati come in un campo di raccolta alla stazione centrale di Milano. Profughi affamati, assetati, ammalati.  Uno spazio tra le colonne, l’ingresso in stazione a Milano che sembra Lampedusa nei giorni peggiori. Si contano 108 casi di scabbia.

Con questa orrenda visione chissà cosa dicono i nababbi del nostro paese che vivono con ogni bendiddio sdraiati sui loro divani. Gli Stati europei che sono alle prese con l’euro, un dio assoluto, continueranno a rifiutare questi poveracci approdati sulle nostre coste. Eccoli lì alla stazione di Milano sdraiati sui  cartoni a terra, con qualche straccio attorno al corpo mentre  i volontari che si danno da fare per sfamarli, aiutarli.  Uno spettacolo umiliate, non degno della nostra città di Milano con il cuore in mano. 

Milano che doveva tornare a essere una città per la vita (hanno cantato i ragazzi all’apertura dell’Expo “Siam pronti alla vita”),  si trasforma in  un lazzaretto di manzoniana memoria.  Vista la gravissima situazione, con la presenza dei casi di scabbia, anche la Croce Rossa ha messo a disposizione un ambulatorio mobile e un’ambulanza per il trasporto dei pazienti infettivi in ospedale. 

Una mossa che ha fatto crescere i timori. Se si reputa la situazione sanitaria talmente grave da generare un vero allarme,  la stazione è il luogo meno indicato per affrontarlo, frequentata da migliaia di viaggiatori. Roberto Maroni: «Questo modo di gestire l’immigrazione è incivile» ed «ora bisogna sospendere Schengen», la libera circolazione in Ue.

Oggi sempre di più, ci vuole una responsabilità e una corresponsabilità di tutte le Istituzioni, a partire dal Governo, dalle regioni e soprattutto dall’Europa.. Di Europa ha parlato anche il cardinale Angelo Scola. «Di fronte al fenomeno dell’immigrazione vediamo un grande affaticamento dell’Europa, che non è una realtà politica né un’Europa di popoli».  D’accordo. Anche la Chiesa, tuttavia, si svegli e accogli questi poveri negli spazi abitativi parrocchiali spesso vuoti e faccia in modo che la Carità non sia solo un sermone domenicale, ma un gesto d’accoglienza e condivisione di questa sofferenza umana. L’impressione Cristo si sia fermato non a Eboli, ma a Lampedusa è reale.