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Legge e…“BUONA SCUOLA”

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opinione scuola e famiglia

Sono in molti che contestano la nuova legge sulla scuola che il Presidente del Consiglio Renzi vuole che sia approvata dal Governo. La contestazione sul testo della legge, verte soprattutto sula qualità della scuola, sulle funzioni del Preside e sugli insegnanti da valorizzare.  Non entro in merito, sull’esito di questa riforma. A parole e con le leggi si vuole cambiare, migliorare le Istituzioni, ma poi le cose non cambiano e si spera che non peggiorino.     

A che cosa serve la scuola?   

La scuola serve per maturare, per crescere a livello fisico, intellettivo, psichico, morale e spirituale. Purtroppo è vissuta, da parte dei ragazzi e dei giovani, con scarso interesse, fino all'abbandono.  Difficilmente sentono questo ambiente come uno spazio ritenuto importante per la loro crescita integrale. Per questo la scuola è in crisi, perché viviamo in una società in cui l’utile ha il primato come valore sull’essere.    

La non voglia di studiare    

È bene precisare che la mancanza di voglia di studiare, in parte, dipende anche dall’immaturità sociale e familiare che spesso attribuisce alla scuola un valore relativo. La cultura è in crisi e la persona che studia non è aiutata a superare le prime difficoltà nell’impatto con un ambiente dove c’è la presenza di alcuni ragazzi superficiali e pressappochisti. Sembra che la stupidità sia un vanto e l’ignoranza una condizione condivisibile.  Sappiano invece che lo studio contribuisce all’incremento dell’autostima, favorisce nuove motivazioni, fa essere e non solo esistere.  Alcuni genitori sostengono, inoltre, che la scuola è un costo …  E’ vero, ma sono i soldi meglio spesi   per il bene futuro dei figli.   

La responsabilità degli insegnanti   

Forse qualche richiamo va fatto anche agli insegnanti. Il primo e il secondo anno delle superiori sembra che questi studenti siano irrequieti, demotivati, che non vedano l’ora di abbandonare la scuola e il cessare gli studi di alcuni compagni, ha risonanze negative su di loro.  Forse alcuni insegnanti si riducono a distributori di nozioni e non riescono a sensibilizzare gli alunni e ad appassionarli al sapere. Sono gli insegnanti, soprattutto, a dover stimolare nei giovani il desiderio della conoscenza. Non devono gettare la spugna di fronte a personalità fragili e quindi incoerenti negli impegni.  Gli insegnanti sanno che il coinvolgimento emotivo, tende a crescere soprattutto in prossimità degli esami e giunge al culmine dell’intensità nei minuti che immediatamente li precedono. Qualche conoscenza psicologica serve anche a loro per preparare gli alunni a superare le difficoltà.    

La collaborazione scuola famiglia   

Famiglia e scuola devono intervenire insieme con uno stile educativo comune, anche se con ruoli e funzioni diverse. Scuola e famiglia sono due contesti certi e sicuri per lo sviluppo giovanile, anche se, a volte, non sono concordi e riflettono competenze e stili educativi diversi.  Oggi però, di fronte alle problematiche che presentano i giovani, è più che mai utile trovare delle strategie che favoriscano l’integrazione tra cultura familiare e cultura scolastica, in un’ottica di costante collaborazione. I genitori devono conoscere gli insegnanti e gli insegnanti l’ambiente familiare dei loro studenti.  Accade più spesso di quanto si possa ipotizzare che il ragazzo/a che frequenta la scuola media superiore chieda all’insegnante, in modo più o meno esplicito, di essere tramite fra sé e i propri familiari.   

I valori da trasmettere nella scuola   

Sì, nella scuola di oggi educare ai valori è ancora più importante di un tempo, data la crisi della qualità della vita. Si devono distinguere due piani d’intervento, entrambi essenziali e strettamente collegati: il primo è quello delle idee, ovvero delle conoscenze relative ai valori, della riflessione su certi aspetti dell’esperienza. Il secondo è quello dei comportamenti concreti che dovrebbero risultare, ma non sempre accade, coerenti con le idee. La via maestra è quella di stimolare gli alunni a una riflessione personale e di gruppo, relativa a tutto ciò che ha valore: il corpo con le sue funzioni e le molte abilità percettive, motorie che può conseguire;  la mente, nella varietà delle sue capacità (immaginazione, intuizione, memoria, conoscenza, volizione, fantasia, linguaggio, comunicazione); così pure mettere in condizione l’alunno di attivare i sentimenti: affetti, amicizie, compassione, partecipazione, gioia, paura e dolore;  e  anche gli interessi: letture, musica, politica sport. Tutto questo però non basta per la mente giovanile, aperta ai grandi interrogativi dell’esistenza.     

Alcune problematiche esistenziali   

Di qui la necessità di confrontarmi con l’insegnante di religione per approfondire insieme certi temi sul perché del vivere, dell’amare, del soffrire e morire. I giovani sentono la morte con paura, come un viaggio verso il niente. Non possiamo tacere sotto il pretesto di un gnosticismo ormai divenuto emblema di alcuni intellettuali. È importante dare ai giovani alcune indicazioni sulla Vita con la lettera maiuscola. Inoltre, la scuola deve muovere molti giovani a lottare per i diritti umani e a dedicarsi nelle esperienze di volontariato. Non può l’insegnante essere disattento o peggio liquidare un’esigenza giovanile di solidarietà, carità con una battuta o peggio con un senso d’indifferenza che blocca gli slanci del cuore Educhiamo quindi i nostri alunni alla maturità, solo così saranno persone contente, entusiaste di vivere e far vivere.