Promozione Umana

X un sì alla vita

Lettera aperta a Massimo Bossetti

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

opinione bossetti

Riporto alcuni pensieri pubblicati  sull’Eco di Bergamo subito dopo che nel campo di Chignolo d’Isola  il 26 febbraio 2011 venne trovato cadavere  il corpo della tredicenne Yara Gambirasio.   

“Sono un prete che vive da 30 anni con giovani drogati, confusi , violenti che portano nella loro sacca il male. Li avvicino e aiuto a svuotarla … Ti scrivo perché anche tu possa rovesciare questa sacca. Le ricerche sul cadavere di Yara proseguono per trovare anche piccoli indizi che tu possa aver lasciato, quella sera del 26 novembre, forse in balia di una passione o di uno stato di aggressività incontenibile. Qualcuno già parla di “delitto perfetto”, cioè di delitto in cui tu non hai lasciato alcun segno o indizio. Mi sembra che sia troppo presto dirlo, il tempo e gli accertamenti scrupolosi rileveranno chi sei. Ne sono certo. 

Mi chiedo però che cosa sia rimasto nella tua mente e cuore dopo aver ucciso una tredicenne? Gelo, sadismo, vigliaccheria, menefreghismo, senso d'onnipotenza? Ti sarà almeno rimasto quel naturale rimorso o vergogna che ti disturba? Se non ci fosse in te nemmeno quel qualcosa che riscatta l'umano, allora dovremmo affibbiarti le amare parole di Quasimodo: “ Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo”. 

Se posso esprimere un pensiero, suggerirti un consiglio, esci da quel nascondiglio ipocrita che ogni giorno ti rende sempre più sporco interiormente, cammina per una notte intera su una strada di campagna tra i campi e riporta alla tua mente quel piccolo corpo buttato tra le sterpaglie e lasciato per tre mesi in balia delle intemperie e degli animali. Poi al mattino, fermati, telefona o presentati a un commando dei carabinieri per dire come hai ucciso Yara e perché. 

E' un momento difficile per la tua vita, ma necessario per liberarti da un “mostro” interiore che ti divora. Hai ucciso Yara, ma da quel momento è iniziata anche la tua morte mentale. Il senso di colpa è un “killer” spietato che ti tortura prima e poi ti finisce, distrugge. Non so chi sei, non immagino nemmeno il tuo volto, la tua età, dove ti trovi. 

Dirti che il male che hai compiuto è grande, ma che ce anche la speranza del perdonarti e soprattutto farti perdonare. Non sei un mostro e mai lo sarai se esci allo scoperto, se lasci quel “pozzo buio”, dove lo sterco t'imputridisce sempre di più. 

Non abbruttirti ancora di più, non scegliere un destino distruttivo, puoi riabilitarti attraverso la sofferenza e quel perdono che Dio non nega a chi si rivolge a lui con il suo fardello di male”.   

Massimo sei in carcere da quasi un anno. La stampa, la televisione hanno mostrato il tuo volto come presunto assassino di Yara.  Mi sono chiesto più volte: ma è veramente Massimo l’assassino? E se non lo fosse? Nel prossimo luglio accusa e difesa avranno in Tribunale uno scontro per affermare la tua colpevolezza, la tua innocenza.  Tu, più volte hai dichiarato di essere innocente, a tua moglie, a tua madre e a tua sorella  e agli avvocati. Anche ultimamente mentre stringevi le mani della mamma  dei tuoi figli  le hai gridato la tua estraneità al fattaccio. Hai persino rifiutato il rito abbreviato per avere uno sconto di pena, dichiarando con forza che un innocente non accetta nessuna condanna. Sono d’accordo. Ti voglio però chiedere se di fronte ai tuoi figli ti senti libero da ogni colpa? Davanti al loro sguardo e sofferenza non puoi mentire. Loro ti sono vicini,  non possono essere uccisi dentro nella loro anima dalle tue menzogne. Se invece sei davvero innocente i tuoi figli ti assolveranno perché la verità è quella  luce interiore che nessun Tribunale potrà spegnere... Non ti basterà l’assoluzione dei figli se tu fossi condannato, sappi però che la giustizia umana si basa sulle prove e non è esente da errori.  Io prego per te Massimo perché la sentenza sia vera.