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La tratta dei nuovi schiavi

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Su queste carrette sono presenti  centinaia di clandestini che la Guardia Costiera ha subito soccorso e portato in Sicilia. Una delle motovedette è stata però attaccata da scafisti armati di mitra che hanno obbligato i nostri marinai a farsi ridare il barcone per riutilizzarlo. L'esodo dalla Libia è iniziato. Non appena il maltempo e il mare grosso lasceranno spazio al sole e alla bonaccia gli sbarchi si moltiplicheranno a dismisura riversando sulle coste italiane decine di migliaia di disperati alla ricerca di uno spazio per vivere.  

Barconi e gommoni al largo di Lampedusa. Da giorni sfidano il maltempo per riuscire a sbarcare in Italia. In molti non ce la fanno. La maggior parte riescono a raggiungere le coste siciliane grazie all'intervento della Marina Militare. Anche questa settimana il Centro nazionale di soccorso della Guardia Costiera ha coordinato le operazioni di soccorso per trarre in salvo altri dodici barconi carichi  di persone disperate, sofferenti alla ricerca di un futuro possibile. 

Le testimonianze di chi arriva fotografano una realtà che sembra farsi sempre più drammatica. Tra gli immigrati sbarcati sulle nostre coste ci sono bambini, donne e uomini spaventati per la violenza degli scafisti che con molta violenza buttano in mare i clandestini per alleggerire l’imbarcazione. I racconti di questi “nuovi schiavi” ci fanno rabbrividire. Costretti a pagare gli scafisti fino a 1500 dollari per essere traghettati sulle nostre coste, durante il viaggio subiscono umiliazioni, percosse e non di rado vengono buttati in mare. Quanti morti! L’Europa sa quello che avviene e  tacitamente lascia che queste vite umane siano mercificate, violentate e uccise. Siamo di fronte a una nuova importazione di schiavi. La vita umana è divenuta una merce da buttare sulle nostre coste o in mare.  

Il nostro Governo ha già chiesto a Bruxelles aiuto e collaborazione. Richiesta che puntualmente è rimasta inascoltata. I Paesi europei lasciano all’Italia l’accoglienza di queste vite umane con i mezzi e le possibilità sempre più limitate. Un’invasione di poveri, di schiavi? Sembra di sì. Fermiamoci e fissiamo lo sguardo sui bambini tra le braccia delle loro mamme terrorizzate, assetate e affamate. Fermiamoci e osserviamo quei cadaveri recuperati dal mare e facciamoci la domanda dello scrittore e poeta Salvatore Quasimodo:  “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,senza amore, senza Cristo”.