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Andreas Lubitz, solo un copilota depresso?

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opinione strage aerea

Si legge sulle notizie Ansa: “Emergono nuovi particolari su Andreas Lubitz, il copilota che ha fatto schiantare volontariamente l’aereo Germanwings sulle Alpi francesi. Il 27enne tedesco soffriva di problemi psichiatrici, in particolare di una forma di depressione. Gli inquirenti tedeschi  informano che Lubitz avrebbe nascosto la sua malattia ai datori di lavoro, un’ipotesi che collima con quanto riportato da quotidiani internazionali per cui l’Autorità federale di volo tedesca avrebbe sostenuto che Lubitz necessitava di «particolari controlli medici da effettuare con regolarità» e sulla sua licenza di volo era indicato un codice apposito che vieta di pilotare aerei  con disturbi di depressione”.    

Gli stessi I documenti ritrovati nella casa del giovane attestano «una patologia esistente con le relative terapie mediche», ha chiarito la procura, senza però specificare la patologia in questione. La procura ha poi rivelato che Lubitz era in malattia quando martedì si è imbarcato sul volo Barcellona-Duesseldorf e aveva tenuto nascosto il certificato medico alla Germanwings. «Il fatto che siano stati trovati stracciati alcuni certificati di malattia molto recenti che dicono che non doveva lavorare, anche lo stesso giorno dell'incidente, sostengono la tesi che il pilota avesse nascosto la sua malattia al suo datore di lavoro e ai suoi colleghi», si legge nella nota diffusa dalla procura.   

Fatte queste precisazioni mi sembra utile approfondire maggiormente questa strage che ci ha lasciati tutti sbigottiti. Il copilota che si chiude in cabina di pilotaggio e fa schiantare l’aereo con 150 passeggeri a bordo ci interroga seriamente.   

La prima domanda che mi faccio è: uno stato depressivo basta per causare una tragedia di questa portata? Rispondo che si deve aggiungere il delirio di onnipotenza presente in quelle persone che pensano di poter decidere la legittimità di ogni gesto, anche quello di togliere la vita a tante persone. Qualche opinionista ha messo a confronto il delirio di onnipotenza di Hitler a questo del copilota Lubitz.    

La seconda domanda  che mi faccio: in questo gesto  folle non è forse presente il disprezzo della vita? C’è, non si può  negarlo: serpeggia un pensiero nichilista dominante che intacca soprattutto il valore della vita ritenuta un vuoto a perdere. Gridava  Madre Teresa di Calcutta che strappava dai marciapiedi i moribondi: “La vita è la vita, amala!”. Oggi  la vita non si ama più: si sopprime  la propria e quella degli altri con spavalderia, odio, vendetta.   

Anche il copilota che fece dell’aereo il suo strumento per uccidersi e uccidere non è solo da considerare un depresso, uno che, in un momento di pazzia, ha voluto una strage. Forse alla pazzia occorre unire quella mentalità nichilista che serpeggia in molti individui cresciuti con un modello di personaggio onnipotente che può decidere, non solo di sopprimere la propria vita, ma anche quella di altri 150. Mi fa paura questa filosofia dell’uomo senza limiti, padrone di ogni azione, in nome di una onnipotenza che pensavamo che appartenesse ai secoli passati. Mi fa paura il proliferare di questi super eroi  che posso far schiantare un aereo, che impugnano una pistola o un kalashnikov e uccidano inermi  i giornalisti di una redazione o i visitatori di un museo. Mi fanno paura questi killer della porta accanto.