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MASSIMO D’ALEMA CONTRO LA LAEDERSHIP DI RENZI

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opinione d'alema RENZI

Non si placa la battaglia interna al Pd tra la maggioranza fedele al premier e segretario Matteo Renzi, e le varie anime del partito.  E’ D’Alema insieme a Pierluigi Bersani ad alzare la voce all’assemblea della sinistra a Roma. Dopo un attacco frontale alla leadership di Renzi, accusata di aver trasformato il Pd in un “partito a forte posizione personale e con un carico di arroganza”, D'Alema ha lanciato l'idea di associare gli oppositori. I contestatori non voglio fare un altro partito, ma trovare all’interno del Pd uno spazio di partecipazione per  tutti quelli che non si riconoscono nelle linee politiche e programmatiche del Segretario e Presidente del Consiglio  Renzi.   

“Condivido l'opinione di chi dice che dobbiamo dare battaglia in questo partito”, ha detto chiaramente D'Alema agli scontenti del partito, quindi “dobbiamo creare una grande associazione per il rinnovamento e la rinascita della sinistra che non sia e non voglia essere un nuovo partito ma si proponga di offrire uno spazio di partecipazione e riflessione ai cittadini, membri del Pd o no, che sono una ricchezza che questo Paese non può disperdere”.   

Secondo l'ex premier, dunque, “una componente in un partito a forte conduzione personale, che ha una certa dose di arroganza, può avere peso solo se si muove con coerenza e definisce i punti invalicabili con assoluta intransigenza”. Per questo, l'opposizione interna del Pd “può avere un certo peso solo se raggiunge un certo grado di unità o non avrà alcun peso”.    

D'Alema fa anche un duro affondo contro la deriva del partito sempre più “partito unico” della maggioranza dopo lo sfaldamento di Scelta Civica e i guai del Nuovo Centrodestra di Alfano. Il leader D’Alema sottolinea di non riconoscersi in nessuno dei raggruppamenti in cui si divide la minoranza  del Pd. Dice che non approva che ce ne sia più di uno di questi raggruppamenti. E sottolinea che dal momento che il Pd sia l’unica forza politica rilevante, non è positivo. Essere un'unica grande forza politica comporta la mancanza di un confronto tra due poli. Il rischio è che  Pd diventi la più grande macchina distributrice del potere.   

Le osservazioni di D’Alema condivise da un’area di centrosinistra non sono da sottovalutare. Si avverte certamente in chi governa un’accentuata sicurezza ed arroganza. Il decisionismo politico di questo ultimo anno trova approvazione da parte di tanti cittadini, anche se, in politica, non sono solo le riforme che contano, ma i risultati che ne conseguono. Rimangono irrisolti problemi come l’occupazione, specie quella giovanile, l’emergenza clandestini, la sicurezza del nostro territorio da possibili attentati, la corruzione politica che non sembra in calo, la camorra che ormai trova spazio negli appalti statali ed altro...  

Non è infondato il timore di D’Alema ed altri: se esiste in Parlamento solo una maggioranza (sicura e arrogante) che intende cambiare il Paese da sola e che quindi non si confronta con le minoranze di qualsiasi schieramento politico, si va verso un partito unico che accentra il potere. In questo modo viene meno il   confronto con le minoranze, la partecipazione alla vita politica dei cittadini pronti a delegare chi è al potere.  E’ un rischio reale da non sottovalutare.