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Chi sono i veri campioni dei figli?

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pensaci su modelli negativi

Ogni generazione ha avuto i suoi modelli di riferimento, chi sono quelli d’oggi per i nostri ragazzi? Non i genitori, nemmeno chi fa scelte impegnative e importanti. Sono i calciatori, i cantanti, gli attori, le veline e letterine. I ragazzi cercano i personaggi o soggetti fasulli da imitare. C’è chi ha ipotizzato che spinte pulsionali profonde siano componenti importantissime per i drogati, alcolizzati: chi si droga o si sbronza pensa di fare qualcosa di eroico perché sfida il rischio, la morte, la legge, la giustizia.   

L’eroe negativo si affaccia nella vita dei ragazzi proprio in quei periodi storici in cui si minimizza il male o lo si classifica come normalità.  Eppure dalla televisione e dai giornali abbiamo notizie di soggetti che lavorano, studiano, ricercano, si attivano per il benessere della società. Pensiamo ai cronisti di guerra che rischiano la vita e che spesso muoiono per poter raccontare a tutti noi che siamo lontani, e sopratutto ai ragazzi, la verità sui genocidi, sulle rappresaglie, sulle guerre, sulle torture, sulla violenza che un secolo impazzito come il Novecento ci ha fatto registrare, e che un secolo nuovo ci prospetta. Aspettavamo con il nuovo millennio più pace, più progresso, più serenità, più crescita spirituale, più sanità mentale. Mi sembra che il secolo si sia annunciato all’ombra della falce della morte, oscurato dalla trasgressione, imbrattato di egoismi economici.   

Come in un indimenticabile film di Bergman, “Il settimo sigillo”, la morte incombe su ognuno di noi ed ognuno di noi è chiamato oggi a sfidarla in una partita a scacchi dove le probabilità di vincere calano nel tempo.  Pessimismo? No, realismo. Le nuove generazioni, si dice, sono superficiali, in preda alle emozioni, pronte a legittimare tutto, il male compreso. Spesso ne consegue in loro il non senso, perché non sanno più dove trovare la forza per aggredire le minacce della vita o, non trovando più punti di riferimento – gli autentici eroi e testimoni della vita, espressioni solari di forza, di determinazione, di sanità mentale, fisica, morale e spirituale – cercano rifugio negli eroi negativi con il pericolo di annientare definitivamente se stessi. Certo è che non si possono dare giudizi sommari sui giovani. È vero che essi vivono in una specie di mondo incantato, di paese dei balocchi.   

Oggi incombe la frivolezza dei costumi dati dal lusso, dai divertimenti, dalla febbre di una vita superficiale e spesso vuota di valori, mentre i luoghi del pensiero e della riflessione sono stati distrutti dal godimento ricercato a tutti i costi. Purtroppo non c’è più rispetto per l’amore, per i sentimenti, per gli affetti e forse anche per l’amicizia, spesso vissuta come complicità e convenienza. I linguaggi sono ridotti al minimo indispensabile e sono privilegiati soprattutto i più semplici, cioè quelli di tipo iconico e raffigurativo. Di conseguenza, nascono e crescono a dismisura forme di ansia e di angoscia: la psiche umana, specie quella dei giovani, coglie in sé una crescita monca ed unilaterale. La mente dei giovani ha bisogno di guide, di genitori che sono agli occhi dei figli “eroi” importanti da ascoltare, seguire. Essere importanti per i propri figli significa una cosa semplice: presentare loro le fatiche, le sofferenze e gioie che i genitori vivono ogni giorno. Significa verificare se i propri figli parlano del papà e della mamma con entusiasmo, stima. I genitori sono i “veri eroi” dei figli, se non si nascondono.