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Educare, un compito difficile

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Difficile non è tanto fare il genitore, ma educare i figli a conseguire certi valori attraverso il dialogo, le proposte, la forza del buon esempio. Merita una certa attenzione in famiglia lo stile educativo. Ne conosco alcuni. Avvicino da molti anni famiglie diverse, osservo spesso come sono “costruite”, quali sono i comportamenti presenti nel nucleo famigliare. Mi è stato possibile quindi cogliere alcune dimensioni fondamentali del modo in cui il genitore esercita le proprie caratteristiche educative. Ho individuato alcuni modi d’intervenire sui figli che meritano rilievo, approfondimento, conoscenza. Nelle famiglie sono presenti stili educativi anche opposti. Vediamoli insieme. La coppia impreparata o divisa passa dal permissivismo alla severità. Lascia ai figli la massima libertà o meglio libertinaggio, tende a stabilire alcune regole di comportamento e quando il figlio trasgredisce, magari con comportamenti di grave irresponsabilità, interviene duramente e con autoritarismo.   

Non meno pericoloso è il genitore che passa dalla sollecitudine verso il figlio all’ostilità, cambiamento possibile, nel passaggio dalla seconda infanzia all’adolescenza. Il bambino gode d’eccessive premure, mentre l’adolescente di esagerate ostilità, aggressività. Vi sono poi genitori preparati e con un’ottima chiarezza espositiva, sanno spiegare al figlio le loro scelte educative e si attendono dal figlio comportamenti elevati, maturi. È molto diffuso anche lo stile permissivo, forse il più tollerato e pericoloso che espone i nostri ragazzi al disordine, a disattendere alle regole fondamentali di convivenza. Incapacità di avere polso o illusione che evitando scogli la navigazione sia più tranquilla. Senza argini, è bello: questa è una moda che piace. L’educazione senza paletti, quindi senza regole, è adottata da quei genitori che esercitano uno scarso controllo sul figlio. Il rapporto con lui è affettuoso e comunicativo, anche se il modello di vita propostogli è basato sulle esteriorità, il divertimento, il sogno di una vita senza redini. I genitori affezionati a questo stile permissivo sono quelli che non vogliono impegnarsi nell’educazione del figlio.    

Spesso sono loro a scimmiottare certi modelli di comportamento immaturo, non possono quindi esigere dal figlio la maturità che ancora non ha. Il permissivismo educativo è la causa d’alcune trasgressioni o devianze: la droga, la delinquenza. Provengono dal permissivismo molte crisi esistenziali che si manifestano nei ragazzi e giovani in diversi modi. La noia è diffusissima tra i giovani che provengono da famiglie permissive, dove il “tutto e subito” ha sostituito la fatica, il sacrificio per conseguire un diploma, una laurea, una professione. La passività poi sta in compagnia della noia. I ragazzi cresciuti in famiglie permissive e con il “sedere nel burro”, pretendono tutto, si lamentano, minacciano persino i genitori se gli negano qualcosa. Lo stile educativo permissivo condanna il figlio ad essere bamboccio che partecipa alla vita come se fosse un gioco o peggio un fescennino.    

Incontro spesso anche famiglie belle, solide, solari.  Genitori autorevoli che esercitano sul figlio un buon controllo, hanno un rapporto affettuoso e comunicativo e si aspettano da lui un comportamento maturo. Lo stile autorevole, infatti, è efficace, riserva al figlio affetto, alcune regole da osservare e quegli stimoli necessari che lo mettono in salita. Il genitore autorevole è un educatore saggio e prudente. Nello zaino dell’educatore si trovano risorse e valori preziosi da capitalizzare. E sono: la capacità d’insistere perché il comportamento del figlio sia corretto ed esprima, tra gli amici, intelligenza, bontà e fermezza nei propri principi morali; la disponibilità che permette al figlio di accogliere in sé il genitore come un modello, non tanto da imitare quanto da apprezzare e con cui confrontarsi durante la crescita; l’esempio, in virtù del quale il figlio accoglie con serenità le proposte dei genitori, assumendone gli insegnamenti.