Promozione Umana

X un sì alla vita

Michele ha veramente ucciso Elena?

« back Notizie | Pensaci Su...

pensaci su michele ed elena

“Quando sono arrivati i carabinieri, lui aveva il grembiule al collo e le mani bagnate. Michele Buoninconti stava lavando le tazze della colazione. Ha capito subito il motivo della visita: «Posso togliere le chiavi dall’auto?». L’hanno accompagnato in cortile. E’ rientrato per preparare una piccola borsa. E mentre andava avanti e indietro per casa, senza commentare l’arresto, ha offerto una caramella alla menta al colonnello Fabio Federici, come se fosse normale essere lì. Si stava avverando la frase che ripeteva a tutti: «Tanto un colpevole lo devono trovare a ogni costo». Alludeva a se stesso. Si considerava la vittima predestinata. Ma gli investigatori sono convinti di aver trovato “il colpevole”, l’unico colpevole possibile. Scrive il gip: «La ragione dell’omicidio deve essere ricercata nell’esigenza di Michele  Buoninconti di affermare il suo dominio”. (Notizia Ansa)   

La notizia dell’arresto di Michele Boninconti, il marito di Elena Ceste madre di quattro figli scomparsa da casa il 24 gennaio del 2014, ci ha lasciati sconcertati, avviliti. Michele, il pompiere tutto dedito alla famiglia avrebbe soffocato Elena e buttata poco distante in un canale in campagna tra le sterpi, l’acqua e i topi. Il corpo fu trovato un anno dopo. Perché tanta brutalità? Se l’accusa dei giudici trovasse riscontri reali come loro affermano, un pensiero è inevitabile. Come poteva Michele, in questo ultimo anno, passare ore e giorni con i suoi quattro figli? Se fosse stato lui a uccidere Elena la loro mamma, ogni incontro, ogni espressione d’affetto verso i figli come spiegarli? E’ un pazzo lucido? E’ una persona con due personalità contrastanti? Aspettiamo che la giustizia metta in luce ciò che è successo in quella casa dove Elena accudiva con tanto amore i suoi figli. 

Di fronte a tanto orrore, mi sia permessa una riflessione. Esistono, prima di tutto, un pensiero violento, un modo offensivo e arrogante di concepire la vita, e una cultura intrisa di reazioni incontrollate. La violenza sembra oggi ormai esplosa in famiglia. Uccidere un famigliare, occultare la vittima, sostenere la propria estraneità al fatto è diventato una specie di film che si ripete. Il mondo attorno a noi, non è solo quello fisico che ci circonda, ma è anche tutto ciò che possiamo vivere attraverso l’occhio televisivo e giornalistico a scompensarci. I giornalisti, i cronisti e i fotoreporter ci fanno percorrere il pianeta da un capo all’altro. I confini tra reale e virtuale si fanno sempre più tenui e i messaggi immaginativi violenti, diventano spesso modi di pensare e d’atteggiarsi per i piccoli e per grandi. Si sono indeboliti il controllo della mente, la coscienza, i sentimenti, lasciando sfogo alla parte istintiva del nostro sé.  

Le famiglie spesso sono il luogo di tradimenti, d’incomprensioni, liti, offese, insulti e colluttazioni con esiti terribili... Basta nella coppia un susseguirsi d’incomprensioni, un conflitto suscitato dalla gelosia per scatenare reazioni incontrollate. Le reazioni dell’uomo verso la propria donna quindi possono essere foriere di tragedie irreversibili. Il gesto finale che li porta ad uccidere la moglie è causato da uno stato mentale confuso che genera reazioni istintive, disperate spesso in preda alla perdita di controllo. 

Che fare? Ci vogliono persone credibili, pronte a portare nelle famiglie un consiglio, una presenza di supporto, d’incoraggiamento per evitare che certi risentimenti trovino nella violenza l’epilogo.  Non sono le reazioni violente che mettono le persone nella condizione di cambiare, di rivedere i loro comportamenti. Un detto popolare afferma che chi semina vento, raccoglie tempesta. E’ sempre l’amore che vince il male, la violenza invece lascia sempre uno strascico di dolore e morte. Anche nei momenti difficili è bene essere coscienti delle proprie debolezze e farsi aiutare per non perdere la testa. 

Il mio pensiero in questi giorni, dopo l’arresto di Michele, va ai quattro figli che aggiungono al grave lutto della madre quello del padre ritenuto colpevole, omicida. Se questo padre fosse veramente colpevole, quanta solitudine in questi figli! Una solitudine terribile, una ferita che li accompagnerà tutta la vita. Mentre riporteranno alla loro mente l’immagine della mamma Elena, non potranno separarla dall’immagine del padre Michele assassino. Spero che Michele sia innocente, soprattutto per non scolpire nei figli un doppio lutto: la mamma che è stata uccisa, il padre che è l’assassino. Certamente che la loro condizione di orfani li terrà uniti… Se questo padre  fosse il boia della loro mamma, poveri figli, sarà per loro difficile guardarlo  negli occhi e non pensare alla loro mamma vittima di tanta brutalità…