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La mancata identità

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pensaci su bamboccioni

E’ sempre più facile incontrare giovani e adulti scontenti, anzi pieni di rabbia.  Il lavoro non è alle altezze delle aspettative, il partner  non va bene, gli amici sono un branco di stupidi, i dirigenti non capiscono niente. Capita che queste persone coinvolgano i genitori in situazioni in cui l’arroganza e la stupidità si confondono. 

Accade spesso, ad esempio, che molti adulti, usciti dalla casa dei genitori, vi rientrino per situazioni di bisogno economico, necessità di sostegno affettivo, fatica tollerare uno spazio in cui sono soli. In questi casi la ripresa della vita famigliare diventa insostenibile. I genitori spesse volte gradiscono il rientro in famiglia dei figli, e questi ultimi trasformano la casa dei genitori in uno spazio per mangiare, dormire e lavarsi. Vivono in una situazione di persone dipendenti, ritornano ad essere figli con rapporti spesso pretenziosi e disordinati. Il problema è stato presentato da opinionisti, sociologi, politici in modo improprio e riduttivo, come si trattasse solo dell’effetto di una congiuntura economica sfavorevole o della debolezza di carattere di queste persone che continuano ad essere dipendenti dalla famiglia d’origine. Furono persino etichettate con il termine di “bamboccioni”. Etichettare questi soggetti senza coglierne le cause che determinano situazioni e comportamenti, è riduttivo e rischioso. 

Per capire che cosa stia succedendo dobbiamo riprendere in considerazione un ideale etico, presente in passato, che mette al centro della costruzione dell’identità delle persone, cioè l’autenticità, l’ideale di essere creativi, sinceri, soprattutto di “essere fedeli a se stessi”. Questi valori si sviluppano in ogni persona “viva” che ha in sé la potenza del seme che germoglia e cresce sempre, cioè completa di giorno in giorno, la sua storia dinamicamente. Una identità statica è sempre rischiosa. La ricerca dell’originalità personale esige un continuo evolversi interiormente. Faceva parte del pensiero filosofico che sosteneva l’importanza del contatto con il proprio sé. Non solo la persona non doveva alterare la propria vita secondo i modelli del conformismo sociale, ma non doveva neppure trovare fuori di sé il modello a cui identificarsi. 

Ognuno è se stesso e fa riferimento ai tratti della sua identità. Ciò non significa fare i propri comodi, ma impegnarsi a conseguire un ideale etico: lasciare la casa dei genitori, abbandonare il mestiere dei genitori, evitare imitazioni indebite nel contesto sociale. Le indicazioni date attraverso l’educazione famigliare, scolastica e sociale dovevano essere personalizzate. Non lo sono state per una mancata educazione all’identità. Che significa essere se stessi.