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Strage di Parigi. Ma basta lo sdegno?

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I tre terroristi islamici sono stati uccisi: lo sdegno di molti Basta?  Basta per essere tranquilli? Lascio al lettore la risposta. Io ritengo che per intervenire su questo scontro violento di civiltà si debba diagnosticare le cause che non sono da attribuire solo al fanatismo di gruppi islamici. Si tratta di una guerra in atto, di un odio crescente. Le telecamere commentano e riprendono queste stragi. L’inferno sembra essere qui e ora. Esiste qualcosa di terribilmente fatale, inevitabile che innesca un insieme di dinamiche istintive feroci che impediscono di bloccare la cattiveria, la crudeltà, la violenza.     

Certamente non siamo peggiori dei nostri avi, ma non ci sono dubbi che siamo molto più deboli, complessati, reattivi. Certamente siamo più evoluti e con maggiori capacità di valutare le nostre azioni. Eppure, agiamo come persone primitive che escludono il valore della riflessione prima di compiere un’aggressione militare. Nessun controllo mentale sembra possa impedire l’esplodere della rabbia e violenza. Nemmeno le mediazioni esterne servono, impediscono di compiere l’irreparabile.    

Una domanda, di fronte a tanta violenza è necessaria: ognuno di noi non c’entra in questa terribile barbarie?  La risposta è sempre la stessa, questi fattacci appartengono al fanatismo di diversi gruppi islamici e non. Mai ci macchieremmo di sangue innocente, sgozzeremmo le persone, spareremmo a un gruppo di giornalisti colpevoli solamente della loro libertà d’espressione. E ancora, l’umanità è fondamentalmente buona e questi casi di barbarie sono isolati, non fanno testo. Non sono tanto d’accordo. Mi sembra di poter affermare che l’odio oggi è molto diffuso, la violenza anche.   

Non tacciatemi di pessimismo, non consideratemi uno che vive coltivando nella zucca l’uomo della fionda e della pietra. Ci sono volti, comportamenti, sguardi, gesti che possono essere spie di una violenza repressa. Potrebbero anche essere espressioni che accennano a una istintività attiva sotto controllo, non si sa però fino a quando… Comunque certi comportamenti sono premonitori di violenza, di un’aggressività che quanto prima si trasformerà in vendetta. Che cosa fare allora per fermare questa spirale di violenza? 

Nicola Latorre, presidente della commissione difesa della di Palazzo Madama, sostiene: "La vicenda Charlie Hebdo ci ripropone con forza il nuovo profilo del terrorismo in Europa che vede protagonisti oltre ai cosiddetti lupi solitari che si auto-organizzano, mimetizzandosi nelle nostre società e rendendo altamente imprevedibili le azioni terroristiche. In questo vi è l'assoluta pericolosità di questa nuova fase. I nostri servizi di intelligence che hanno già mostrato alte capacità stanno affinando gli strumenti di controllo e prevenzione. La battaglia sarà tanto più efficace quanto più si integreranno, dal punto di vista informativo e operativo, i sistemi di intelligence in tutta Europa". 

Iniziative che mi sembrano insufficienti per fermare questa spirale di violenze. Se pensiamo di fermare la violenza con risposte bellicose di bombardamento o truppe militarizzate che attaccano gli estremisti islamici, i risultati ci deluderanno. Basta pensare alle primavere arabe in Egitto, Iraq, Siria sostenute dall’Occidente che cosa hanno prodotto. Le varie aree liberate dalle dittature precedenti sono diventate motivo di occupazione da parte di gruppi fondamentalisti. Non basta  misurarsi con le armi. Necessita una cultura d’intesa, di collaborazione mondiale; necessita un incessante dialogo tra le diverse culture politiche e religiose; necessita un progetto educativo che metta al centro l’uomo, la sua dignità, il valore della sua vita.   

L’odio dei gruppi fondamentalisti è stato generato soprattutto dalle ingiustizie subite da intere popolazioni emarginate e costrette alla più degradante povertà. E’ stato lo strapotere economico dell’Occidente che ha sostenuto le dittature e alcune fasce di cittadini asiatici e africani pronti allo sfruttamento delle masse. Da questo sfruttamento e umiliazione sono sorti i kamikaze, i fanatici combattenti di Al Jazeera  e dell’Isis pronti  al martirio   Fermiamoci, per favore, entriamo in noi stessi e accertiamoci se la nostra anima c’è ancora e vale o se invece se n’è andata lasciando spazio al corpo e ai suoi istinti. Se ci è rimasto solo il corpo, l’unico rimedio possibile è il recupero dell’anima. Ciò comporta una rivoluzione del modo di vivere, con o senza Dio. Ciò vale per tutti gli uomini che vivono su questo pianeta. Papa Francesco annuncia al mondo questo messaggio di pace e di speranza: Non più schiavi ma Fratelli.