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I Comandamenti Orizzontali

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COMANDAMENTI

Benigni dopo averci proposto il commento dei primi tre comandamenti che riguardano il nostro rapporto verticale con Dio, si sofferma sugli altri sette che interessano i rapporti orizzontali tra gli uomini, sottolineando come entra in azione la coscienza personale per ottenere una vita retta, giusta.

Il quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre e così avrai lunga vita sulla terra” Benigni sottolinea come in questo comandamento (il suo preferito personalmente) ci sia il segreto per una vita più lunga sulla terra. Onorando i genitori, cioè avendo cura di loro soprattutto nella vecchiaia, si vivrà di più, poiché in questo modo si darà l'esempio ai figli che faranno altrettanto con noi. Benigni precisa subito che sarebbe da “aggiungere di onorare i nonni e le nonne, Il loro ruolo è diventato importante nella nostra società.  Il quarto comandamento, non dice “rispetta” il padre e la madre, ma addirittura onora tuo padre e tua madre. Già questo “tuo” pone il figlio e la figlia di fronte a una figliolanza personale. E’ il proprio padre e la propria madre che si devono onorare.  La parola “onorare” non è stata scelta a caso. “Onora” nella Bibbia è una parola che si riserva a Dio solo, ha in sé qualcosa che assomiglia all’adorazione. “ I figli devono regalare se stessi, il loro tempo,la loro presenza ai genitori. 

Il quinto comandamento: non uccidere. Un comando tanto semplice quanto tremendo per la sua chiarezza. E’ il comandamento per eccellenza, con questo si volta pagina. L’innovazione sta nel fatto che per la prima volta viene detto chiaramente e messo in una legge che non si deve uccidere. Questo comandamento ha segnato un passaggio importante nella storia. La vita non può essere ridata e uccidere è la fine della vita di qualcuno. Questo comandamento cancella la pena di morte”. Un tema quello della pena di morte che ancora oggi divide le coscienze. Puntualizza Benigni che ci sono state e ci sono guerre o battaglie ritenute necessarie per la legittima difesa, nonostante questo, il  comandamento di non uccidere deve diventare un principio, un imperativo interiore.

Il sesto comandamento: non commettere adulterio. Questa volta Benigni tira una frecciata alla Chiesa accusandola di “corruzione”, cioè d’aver modificato ciò che la Bibbia vuole dire creando confusione sul sesso, sulla donna. I preti parlano di peccati “impuri” e non si capisce che cosa sia racchiuso in questo termine. Il comandamento   proibisce solo all’uomo di fare sesso con una donna sposata. Afferma Benigni: “Con questo comandamento Dio vuole regolare la vita di copia, il matrimonio”. E’ un comandamento che ha come fine ultimo di difendere l’amore e specialmente il valore della fedeltà.

Settimo comandamento: non rubare.  Benigni ironicamente afferma che è il comandamento fatto soprattutto per noi italiani.  “Tanto semplice che lo capiscono solo i bambini, ma forse solo quelli”. Un comandamento nato per eliminare lo schiavismo d’allora. Benigni precisa: ”Purtroppo oggi la schiavitù c’è e forse è peggio che in passato. Basta pensare al lavoro nero, alla prostituzione, ai pizzi, alla bustarelle alle persone che si vendono e si fanno comperare l’anima”. Si può rubare in mille modi: far timbrare ad altri il proprio cartellino di lavoro e non entrare a lavorare, evadere il fisco con astuzia, non pagare le tasse. Inoltre, si può rubare la dignità alle persone non favorendo posti di lavoro, sfruttando economicamente il dipendente. I modi di rubare sono tanti e i ladri molti.

Ottavo comandamento: non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.  Da piccoli la bugia sembrava una cosa minore, ma la verità è alla base della nostra vita. La bugia danneggia la propria vita e quella degli altri, della società. In passato il testimone era l’unica fonte per conoscere nei tribunali la verità e se mentiva danneggiava gravemente l’imputato. Ma anche oggi siamo chiamati a dire la verità e aborrire la menzogna, non solo nei tribunale, ma anche nei nostri rapporti quotidiani. Benigni si chiede: “Ma sempre si deve dire la verità?”. Risponde:“Ci sono delle bugie “sacrosante”, in situazioni particolari, cioè quando si vuole estorcere la verità sotto tortura. In questi casi si mente per salvare la propria verità e salvare la vita di altri”. Fatta questa eccezione, Benigni ribadisce con forza che la persona che dice la verità vale, piace, costruisce rapporti autentici.

Nono comandamento: non desiderare la donna d’altri. Benigni vuole ancora precisare come la sessualità sia un atto positivo se non si riduce a possessività, al desiderio di avere per sé la donna dell’altro. Viene affermato nel nono comandamento il valore della fedeltà, come un patto preso tra l’uomo e la sua donna. Balza in questo comandamento il valore della coscienza personale che detta i doveri della donna che si unisce all’uomo in matrimonio. Ciò vale anche per l’uomo. Il rapporto tra coscienza e fedeltà smaterializza il rapporto uomo donna che spesso viene considerato soprattutto un fatto legale. Spiega inoltre, che non basta per peccare il desiderio dell’altra o dell’altro, il peccato sta nell’adulterio.

Decimo comandamento: non desiderare la roba altrui.  E’ il più difficile da rispettare. Siamo in molti a desiderare le cose del nostro prossimo o comunque le cose della Stato che sono di tutti. Rubiamo, imbrogliamo, accalappiamo gli altri per avere vantaggi, per ottenere benefici di ogni tipo. Il desiderio di avere ciò che è degli altri suscita in noi l’invidia, la violenza o semplicemente il rancore. Solo chi è povero nello spirito è libero dalla cupidigia, dal possesso e da qualsiasi stratagemma per appropriarsi  soldi, beni, potere.

È finita? No, manca il comandamento più grande, quello che li racchiude tutti, quello donatoci da Gesù. “Amare Dio sopra ogni cosa, amare il prossimo come noi stessi”. Amare e amarci: «Non ci rimane molto tempo, affrettiamoci ». Benigni non lo nomina, ma possiamo intenderlo come un invito a vivere il Natale imminente «inchinandoci davanti al mistero».