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Guardie e ladri

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

 Quando ero bambino nei nostri paesi si giocava a “guardie e ladri”. Già allora, quel gioco, ci divideva e i bambini preferivano far parte dei ladri e meno delle guardie. Erano quindi molti i ladri e poche le guardie. I ladri riuscivano già allora a essere vincenti: si nascondevano, scappavano, rubavano. L’immagine di quel gioco mi è ritornata alla mente in questi giorni. Un'inchiesta che come una bomba si abbatte su una ampia fetta della classe dirigente della città di Roma. Tanti ladri e poche guardie arrestano, perquisiscano le case, gli uffici di persone che “giocavano” con i soldi, con tanti soldi. Un centinaio di indagati e sequestri milionari, sono i numeri di una indagine della Procura di Roma che è solo all'inizio, ma che è destinata a segnare per i prossimi mesi la vita politica della Capitale. 

Gli inquirenti l'hanno ribattezzata "Mondo di mezzo”, o meglio un mondo “in mezzo” alle istituzioni, un'area malavitosa presente nella capitale e dintorni in grado di garantire il conseguimento degli interessi dell'organizzazione. In questo mondo di ladri, di malaffare, fatto anche di collegamenti tra ambienti di estrema destra e sinistra, il ruolo primario è di Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar, accusato di aver fatto parte della Banda della Magliana, personaggio che ha organizzato una rete malavitosa. 

Si ha l’impressione di essere di fronte a un passato che non passa, che ancora attraverso la violenza, costringe gli imprenditori, i professionisti, ma soprattutto gli uomini delle Istituzioni politiche a trattare, a vendere la propria coscienza. Carminati di fatto gestiva una holding del malaffare versatile: dagli appalti all'estorsione, dall'usura al recupero crediti. Aveva contatti con manager, politici e col crimine di ogni specie. 

Una "cupola" tra politica e mafia che costituiva dunque una holding di affari sporchi nella capitale.  In manette, nell'operazione congiunta di Ros e Guardia di Finanza, sono finiti infatti ex amministratori, faccendieri, politici ai quali l'organizzazione malavitosa offriva bustarelle per l'aggiudicazione degli appalti. Si tratta a tutti gli effetti di un comitato d'affari che copriva tutti i settori produttivi della Capitale compreso il business dell'accoglienza degli immigrati e quello dei campi nomadi. 

Mi chiedo: nessuno, in questi ultimi anni, si era accorto di questa “cupola” presente, dominante?   Una domanda dovuta, se si pensa che i raggiri economici ammontano a miliardi di euro. Qualcuno ha detto che i soldi chiudono la bocca di molti o meglio mettono a tacere persino chi dovrebbe vigilare sul malcostume. Ora i media parlano, i presunti imputati s’avvalgono della facoltà di non rispondere. Il silenzio, di fronte alle prove, è un indizio di colpevolezza. Ciò che più infastidisce è che il male fatto viene negato, anche se i colpevoli sono stati trovati con le mani nel sacco. 

Il male fatto va riconosciuto almeno per quel buon senso che ogni persona dovrebbe avere di fronte alla sua coscienza e per salvaguardare almeno la dignità umana. Riconoscere i propri errori e accettare la giusta condanna sono atteggiamenti necessari per liberare se stessi da quella cupidigia che spesso sporca la società di qualcosa di lurido.  Rubare nelle Istituzioni è rubare a tutti i cittadini, soprattutto ai più poveri e disperati che passano le loro notti in rifugi improvvisati. Il credente dice a Dio “liberaci dal male”, una richiesta importante che anche il non credente dovrebbe dire a se stesso nella sua mente. Il “male” fa male a tutti, specie ai ragazzi che scorgono negli adulti che contano nella nostra società la corruzione, la malvagità.  Scorgono in chi è preposto al bene comune, una persona avida, ladra. Cristo consiglierebbe a questi ladri che palesano le loro facce nei banchetti da nababbi di mettersi una pietra al collo e sprofondare nel mare. Guai agli scandali!