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I GENITORI POSSONO EDUCARE?

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La domanda che sta all’inizio di questa riflessione ha in sé l’ombra della perplessità. 
L’educatore, si chiede: oggi si può ancora educare? 
La risposta sta nella passione educativa. La Chiesa chiama i genitori soprattutto e le persone che operano per la crescita dei ragazzi e giovani a ravvivare la passione educativa. La famiglia oggi è disorientata, fragile, insicura. Resta tuttavia uno spazio d’amore insostituibile. Quindi va valorizzata, rilanciata.   

Come rivitalizzarla?   
Tutti i soggetti che formano la famiglia, devono sentirsi impegnati a cercare e sviluppare nuove relazioni, proposte affettive forti per contrapporsi alle sfide di una convivenza provvisoria, scarsa di responsabilità educative. La famiglia è veramente una insostituibile sorgente educativa. I figli si abbeverano a questa sorgente.  Se la sorgente è inquinata             di superficialità, apparenza, incomunicabilità, i danni che ne derivano sono rilevanti per la crescita e la maturità dei figli. La famiglia resta comunque uno una realtà insostituibile per la crescita interiore dei figli.  A una condizione però che sia vera.  Lo psichiatra Vittorino Andreoli definisce la famiglia vera con questa affermazione: “La famiglia deve essere solida, sana, ben bilanciata, accogliente, rasserenante, con ruoli stabili per ciascun componente”.    

Il marchio indelebile   

Occorre promuovere uno spazio d’esperienze umane. E’ in questo ambiente che il papà, la mamma, i fratelli e sorelle vivono rapporti veri, esperienze importanti. Insieme genitori e figli stanno bene, si raccontano i vissuti, si aiutano nelle difficoltà, si scambiano i sentimenti, insomma formano la famiglia. Chiedo spesso ai genitori: siete presenti come segno indelebile nei vostri figli?  Trovano dentro la loro anima l’impronta  della mamma, del papà? Il veicolo che vi porta in loro è l’amore? Solo se i genitori sono  capaci di questa trasfusione  nella vita dei figli, la loro presenza continuerà anche dopo.   

Il cantiere della coscienza   

E’ nella famiglia che la coscienza o “voce” della ragione sa scegliere il bene e liberarsi dal male. I genitori che amano sono maestri, testimoni di questo imperativo interiore. Benedetto XVI,  afferma: “Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l'uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce“. Il male è presente nei gesti, nelle azioni , spesso anche dei genitori  che  ritengono la vita degli altri un proprio oggetto da usare, ledere con l’imbroglio, con la menzogna e soprattutto con la violenza. Il male presente nei genitori infetta i figli.  Prima d’intervenire sui diversi contesti sociali per liberarli dal male, sarà utile che nelle nostre famiglie ci sia l’impegno a rendere attiva la coscienza, a far conoscere  ai figli  il bene, in modo che si appassionino.   

La casa sulla roccia   

E’ nella famiglia che si avverte il primo bisogno di Dio, la forza del suo amore.  I genitori sono i primi testimoni della sua presenza. Devono pertanto far sentire ai figli questa presenza, rispondere ai loro dubbi e anche  far capire che la vita, lontana da Dio, si riduce a un colosso dai piedi d’argilla. La ricerca di Dio esige, da parte dei genitori, umiltà mentale che fa proprie le parole di Cristo: “Senza di me niente potete fare”. Questo “niente” dovrebbe risuonare nelle famiglie. Sappiano che Dio è l’amore che rivoluziona la vita. La sua presenza, è una scoperta copernicana, nel senso che supera quel sistema mentale e culturale che inorgoglisce e fa dell’uomo arrogante  un “dio fallito”.     

Educare con Dio   

I genitori increduli, agnostici affidano spesso i propri figli agli idoli dell’avere, del successo, del potere.  Loro stessi si presentano ai figli sicuri di sé e di quello che hanno accumulato     con il lavoro, l’abilità, il prestigio. Dio muore dove trionfa l’uomo. Si legge nel libro sacro che Dio “si rivela ai piccoli”, cioè a coloro che hanno fatto un bagno nella “vasca” dell’umiltà per togliersi le scorie della superbia.  Educare è lasciarsi condurre da Dio, mettersi nelle sue mani. Educare è questione di cuore, diceva don Bosco. Ma il nostro cuore è insufficiente, ha bisogno di Dio per respirare l’Amore. Dio è la roccia dove si costruisce la casa, la famiglia, lo spazio degli affetti veri, profondi, duraturi.  Sia la famiglia il cantiere dell’educazione.  Educare si deve e si può: a una condizione che l’educatore sappia buttare nella vita dell’educando le sue energie umane, morali e spirituali.