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Genitori, quali figli desiderate?

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Le riflessioni che seguono esprimono alcune domande, non sempre accompagnate da risposte, indicazioni. Qualcuno ha scritto che i genitori hanno i figli che si meritano. Non so se sia vera o falsa quest’ affermazione. Sono certo però che in cuor loro tutti i genitori desiderano avere figli riusciti, maturi, felici. Come devono crescere? 

Forti e coerenti 

Propongo ai genitori nel libro “Il Viaggio dei desideri” di non mettere i loro figli sotto “la campana di vetro”, di non legarli a sé con un cordone ombelicale resistente. I genitori sanno quanto sia pericoloso proteggerli eccessivamente. Ma saperlo non basta. Per ottenere figli forti e coerenti, occorre spronarli a reagire di fronte alle difficoltà, non sostituirli, non coccolarli eccessivamente. Il “cantiere” in cui si educano i figli alla fortezza e coerenza è la famiglia. In questo spazio di scambio di valori si assicura ai figli l’attrezzatura necessaria per la scalata della vita. In passato, le famiglie che desideravano ottenere un figlio forte, in grado di non lasciarsi cadere le braccia di fronte alle difficoltà, sceglievano ambienti e educatori esigenti. Ora li piazzano davanti ai cartoni animati per ore e ore per poi stupirsi se immaginano di essere Aladdin, Astro Boy, Batman.  

Liberi e coscienti 

Di fronte  alla loro crescita, un po’ di distacco serve affinché urtino contro le difficoltà e reagiscano adeguatamente.  Ogni atleta riceve dal suo allenatore suggerimenti, stimoli, ma poi tocca a lui competere, affrontare le difficoltà, tendere alla vittoria. Ciò vale anche per ogni educatore che deve mettere l’educando in condizioni di autonomia, di libertà nelle scelte. E’necessario trasmettere ai figli la capacità di scegliere, di valutare tutte le loro azioni prima di compirle. Trovai scritto questo motto in una casa: “Prima di parlare e agire, pensa”.  Solo in questo modo il figlio è cosciente del suo agito. 

Intelligenti e riflessivi  

Il figlio che pensa manifesta le sue potenzialità intellettive, riflessive. Riporto un’affermazione fatta in televisione da un frequentatore di discoteca. Alla domanda: "Perché vieni qua?". Risponde raggiante: "Perché qui non si pensa a nulla". Affermazione che mi ricorda da vicino la considerazione che Lorenzo il Magnifico riservava alla giovinezza: "Quanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia chi vuol esser lieto sia, del doman non c’è certezza”. Tuttora, si propone ai ragazzi, un modo di vita passivo, senza motivazioni o interessi. Un figlio che non riflette, consuma facilmente emozioni piacevoli. Non pensare equivale non esserci, non vivere, non calarsi nella storia per partecipare. E il male, il dolore, la morte? Non ci sono, si allontanano, non devono inquinare la mente dei ragazzi! Eppure la sofferenza che c’è rende la persona riflessiva, introspettiva, desiderosa di senso.  

Appassionati e operativi 

Diversi ragazzi non hanno il coraggio di "buttarsi" nella realtà. Il distacco dalla realtà, deriva dal fatto che sono cresciuti in ambienti privi di manualità, di richieste e stimoli incalzanti. Spesso la famiglia detta “normale” si affida a un  perfezionismo intellettivo pericoloso che rovescia sui figli. Un’educazione troppo teorica non permette ai figli di avere in sé una struttura attiva che “assale” la realtà.  Il tutto teorico nella vita dei ragazzi dà origine al tutto possibile e dovuto. I figli cresciuti tra genitori ottimi parlatori, ha figli sognatori, lontani dalla realtà, privi di anticorpi psichici che servono per contrastare gli imprevisti, le prove che la vita distribuisce a tutti, senza eccezioni. 

Normali e sensibili  

La fragilità dei figli deriva dal fatto che sono stati cresciuti in ambienti troppo perfetti, o dal fatto che è stato inculcato nelle loro teste il desiderio di essere “perfetti”, cioè speciali. Se viene meno questo modello di persona perfetta, ideata in situazioni famigliari e sociali formali, c’è da preoccuparsi. Una domanda è lecita: da dove deriva questo perfezionismo psichico, questo modo di pensare che la vita sia una corsa senza ostacoli e che basti esserci per vincere? Da un’educazione che abbonda di elogi, di riconoscimenti e che considera i propri figli migliori, diversi dagli altri. Il figlio cresciuto e riconosciuto dai genitori come “eccezionale”, non ammette sconfitte, limiti, attiva quindi la sua fantasia per ottenere un’immagine di sé perfetta. Per favore, educhiamo i nostri ragazzi a stupirsi della normalità, a essere non solo mente ma anche “cuore”. 

Reattivi e vivaci 

La reattività nei figli e la vivacità nel raggiungere obiettivi sorge da una sana povertà o essenzialità dell’ambiente famigliare. Un figlio abulico, privo d’ideali, ma soprattutto dipendente dai beni materiali, cresce in contesti in cui c’è “il tutto e subito”.  La noia di molti ragazzi dipende dall’avere tutto, di essere esauditi in tutte le loro richieste. Prima ancora che esprimano i loro desideri, sono anticipati dai genitori, sempre preoccupati di non dare abbastanza in cose, in soldi, in divertimento ai loro bambocci. Mancano così d’iniziativa, di vivacità, ma soprattutto sono soggetti a stati d’ansia e depressione.  

Sobri e felici 
I figli dell’avere sono insoddisfatti. Non è una battuta, ma un rilievo fatto dagli esperti. Abituati ad avere tutto, non sopportano  d’essere privati di qualcosa. Contestano, sfidano, rubano persino per  soddisfare i bisogni. Stupisce vedere con che calma i figli cresciuti in situazioni povere, guardano soddisfatti le quattro cose che possiedono senza preoccuparsi di avere di più. La sicurezza delle ricchezze è effimera, genera nella persona preoccupazioni, ansietà, tristezze. La povertà invece o il distacco dai beni materiali è motivo di tranquillità. Chi è cresciuto povero gli basta poco per vivere. Anzi, è generoso, solidale, caritativo. Forse, non sarebbe meglio desiderare che i nostri figli fossero poveri di cose, ma con risorse interiori? 

Virtuosi e maturi 

Sono certo che non ottengo consenso se suggerisco ai genitori di desiderare figli virtuosi. I beni materiali si danno ai figli, mentre  le qualità umane si trasmettono con l’esempio.  I figli stessi devono desiderare quella bellezza interiore che salverà il mondo. La bellezza interiore come si raggiunge? Prima di tutto desiderandola con tutta la mente, il cuore e l’anima. Consiste nella capacità di desiderare il proprio e l’altrui bene, quindi il coraggio di portare i nostri figli a fare il bene, anche se è difficile perché contrastato dal male. La bellezza interiore non si vede, ma c’è in noi e illumina il viaggio dei desideri, un viaggio senza biglietto che ha come meta la felicità prima e la beatitudine poi