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Il lavoro priorità assoluta

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"Mentre la crisi perdura, chiediamo che sollecitamente si avvii la sospirata fase di ripresa e degli investimenti in grado di creare lavoro, che e' la priorità assoluta'”.  Così si e' espresso il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente della Conferenza nazionale italiana.. Ha poi aggiunto che necessitano reali piani industriali per portare lavoro al Paese e dare sicurezza al presente e futuro. Ciò è possibile, continua il cardinale, “…se lo Stato e gli enti locali saranno lungimiranti e gli istituti bancari non si chiudono in modo indiscriminato alle richieste di piccoli e medi imprenditori”.  

Questo richiamo dei vescovi non va disatteso, proviene dalla gente delle nostre parrocchie, da migliaia di famiglie che avvertono nei loro figli la mancanza di certezze future. Spesso la miopia degli adulti e soprattutto una certa rigidezza mentale nel conservare un’economia statica, un sistema occupazionale rigido, condanna le nuove generazione all’ozio, alle trasgressioni e alla fuga dal contesto in cui sono nati e cresciuti per cercare altrove fortuna.  C’è un dovere da parte di noi adulti: non tradire i giovani con scelte economiche che non tengono presente le loro nuove forze, non valorizzabili solo in prospettiva del futuro, da collocare dopo di noi, in alternativa a noi, ma da valorizzare ora come “linfa” indispensabile che trasforma e rinnova il presente del Paese. 

Il cardinale Bagnasco va oltre con la sua provocazione, sostenendo che sono i giovani i primi ad intuire “che questo nostro Paese non si ama a sufficienza, quando avvertono che non sono prese sul serio le loro spinte innovative”. Sta proprio qui il grande tradimento dei giovani da parte di un mondo adulto che sembra non trovare il modo d’investire su di loro e non in altre priorità che spesso si presentano come il toccasana economico. La domanda fondamentale che le famiglie si fanno, in questo momento in cui la parola “spread” ha sigillato e “stagionato” il cervello di noi adulti è la seguente: “C’è un posto di lavoro per mio figlio, mia figlia dopo aver conseguito, un attestato, un diploma, una laurea? Se non c’è come possiamo dire ai nostri figli una parola di speranza?”. 

Basta presentare i giovani passivi, fannulloni, mantenuti, se poi per trovare un posto di lavoro devono attendere il decesso di un adulto. Capita purtroppo! Molti adulti si mantengono il posto di lavoro anche quando percepiscono la pensione, fino a quando tirano le cuoia. Qui non si tratta del discutessimo articolo 18, ma certamente di egoismo da parte dell’adulto sia dipendente o datore di lavoro. I soldi presi e risparmiati fanno comodo ad entrambi … Il problema però è e rimane politico, cioè che cosa è necessario fare perché le nostre aziende e imprese si rinnovino, trovino energie nuove e facciano investimenti intelligenti per essere competitive nel mercato mondiale? 

Gli imprenditori che hanno trasferito o trasferiscono la loro attività produttiva altrove, in altri Paesi, lo fanno per essere competitivi con il prodotto. Vanno dove il costo soprattutto dell’energia (gas, elettricità) impiegata nelle aziende è più vantaggiosa e dove la manodopera è meno vincolata. Qualcuno aggiungerà che la manodopera è anche meno pagata. Certamente. E’ necessario però prendere coscienza che questa diaspora delle aziende è in atto, accanto a quelle aziende che chiudono i battenti. O si ha il coraggio di cambiare, di permettere alle nostre aziende di vivere, di essere competitive con aiuti e incentivi mirati allo sviluppo o si va verso un futuro in cui la disoccupazione, soprattutto giovanile, paralizzerà il nostro Paese. 

Basta, cari politici, con la retorica, basta con il ripetere, fino alla noia, la parola “sviluppo”. Lo sviluppo è urgente oggi per i giovani, non domani.  Ribadisce il cardinale Bagnasco: “La Chiesa è cosciente che i giovani non sono semplicemente soggetti da sottoporre a formazione infinita, ma persone da offrire sfide e impegni seri, da affidare compiti e responsabilità”. I nostri giovani amano il loro Paese e desiderano trovare qui lavoro, farsi una famiglia, avere un ruolo politico, costruire insieme agli adulti  un futuro possibile e migliore.