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Una società che non genera adulti

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Mi scrive Stefano un uomo di 42 anni: “C’è maleducazione e mancanza di rispetto da parte dei ragazzi e giovani. Osservo quei "pischelli" che al posto di parlare gridano, utilizzando un linguaggio ricco di vocaboli volgari e scurrili. Insultano persino l’anziano per strada che fa fatica a camminare, lo ritengono un ingombro. Imbrattano i luoghi pubblici, fumano fuori dai bar marijuana o fanno del sesso uno show”.  

Niente da eccepire, chi di noi non potrebbe citare miriadi di esempi e situazioni simili? La colpa di tutto ciò l’ha la società. In questa realtà ci metto famiglia, scuola, il consumismo, la mancanza di regole, di un codice etico e chi più ne ha ne metta. Responsabili sono i genitori, gli adulti che dedicano troppo poco tempo all’educare i i figli, i ragazzi. Manca la cultura dell’educazione, intesa come crescita e maturità dei bambini, ragazzi e adolescenti. E’ poco presente una mentalità che abitua i bambini e i ragazzi ad avere comportamenti ordinati, atteggiamenti rispettosi verso le persone e cose.  La crescita sta nella qualità dei comportamenti.  Purtroppo, fin da piccoli i ragazzi si lasciano fare, si pensa persino che certi atteggiamenti villani siano indice di spontaneità, libertà, capacità d’esprimere le emozioni. Vale il detto: “Dimmi come vivi e ti dirò chi sei”. L’immaturità è figlia di una vita disordinata. 

Un detto sempre valido  

L’antico assioma che afferma “la pianta va raddrizzata quando è piccola”,  vale anche per quei genitori e adulti che si sono affidati alle idee avanzate  di qualche pedagogista che confonde la libertà con il libertinaggio. Più volte ho sostenuto sostenuto che i comportamenti sono una particolare fotografia di riconoscimento del livello di maturità dei piccoli e dei grandi. Gli adulti permissivi credono di più alle parole e alle promesse dei ragazzi che non agli atteggiamenti messi in atto. Ne consegue che parecchi nostri ragazzi sono sempre più odiosi, pestiferi e ottengono un crescente potere sugli adulti.  Le tante parole e raccomandazioni non servono per persuadere i ragazzi a comportarsi bene. Vale di più un richiamo, una correzione autorevole che un insieme di lamenti e piagnucolate inutili. 

Le difese pericolose   

Ho sotto gli occhi la mamma di Luca di sette anni, una donna di trentacinque anni che al supermercato dovette subire una figuraccia. Suo figlio di dieci anni si era appropriato di un oggetto esposto sulla scaffalatura nascondendolo nelle tasche. Scoperto dalla segnalazione della microspia, la mamma sbottò: “Si tratta solo di una ragazzata. Non capisco come mai mio figlio si permetta d’appropriarsi di una cosa così di poco valore. Ditemi che cosa vi debbo dare!”. Comprendo l’imbarazzo di questa mamma, che ha dovuto subire una figuraccia in pubblico, non capisco invece la sua valutazione dell’entità del furto. Ciò che conta è correggere i comportamenti dei ragazzi e non difenderli o giustificarli in tutto. La maturità richiede correzioni e anche 1qualche castigo, se fosse necessario. 

La maturità e i comportamenti 

Di fronte alla maleducazione, occorre intervenire immediatamente con autorevolezza e fermezza. E’ sbagliato, inoltre, promettere al ragazzo qualche premio se si comporterà bene o cedere ai suoi ricatti con coccole e altro. In questo modo, avrà sempre in pugno l’adulto.  I ragazzi quando vogliono averla vinta piangono, contestano, urlano,  per ottenere ciò che vogliono. Sanno come manipolare i genitori,  gli insegnanti, gli stessi sacerdoti. Viviamo in una società permissiva e il prezzo che si paga è in termini d’immaturità soprattutto giovanile, ma non solo. I bambocci ormai hanno età diverse e appartengono a tutti i ceti sociali. La persona che vivacchia e si concede qualsiasi capriccio non può maturare, avere in sé tratti cognitivi e volitivi adulti. 

Mancano di un filo conduttore 

I nostri ragazzi sono senza futuro. Non sanno inserire la loro esistenza in un  progetto a lungo termine o hanno paura a farlo e quindi sono incapaci di aver un impegno continuo, relazioni durature, responsabilità finalizzate a un risultato da conseguire. Vivono più facilmente nella contingenza di una situazione particolare che nella continuità di una scelta, di un progetto che dovrebbero elaborare e dispiegare nel tempo. Sono immaturi.