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X un sì alla vita

La morte cammina con la vita

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pensaci su la morte

Ho un’idea, in questi giorni di commemorazione dei defunti: unire ai mazzi di fiori da depositare sulla tomba un biglietto per gli sbadati: “Sappi che si continua a morire!”. La morte cammina insieme alla vita e prima o poi le cede il passo. Qualcuno immagina d’essere eterno, immortale e ricorre ai trattamenti speciali per fermare l’età. Non cela fa, prima o poi deve preparare le valigie. L’unica novità che intende ingannare la morte, l’hanno escogitata alcuni americani riservando al cadavere trattamenti speciali. L’ingombrante e fastidiosa salma viene rifatta, colorita e messa seduta in posizione normale con in mano una penna, un libro, un sigaro.   

La morte fa paura, è inutile negarlo con alcuni stratagemmi.  Che faccia paura non ci sono dubbi: lasciamo che un familiare muoia all’ospedale, non parliamo di morte e defunti, siamo infastiditi se un drappo funebre è appeso all’ingresso del condominio, cambiamo strada per non imbatterci in un funerale, trasformiamo i cimiteri in giardini pubblici… Ci sono anche quelli che, per debellare la morte, fantasticano sulle ricerche scientifiche che potrebbero, in un prossimo futuro, escogitare il modo per arrestare l’invecchiamento delle cellule. “Aspetta e spera”, diceva un detto popolare! Le ragioni di tale avversione a “sorella morte” ci sono. Non esiste persona di cultura o di ceto sociale diverso che non si sia ribellata alla morte, giudicandola un esproprio violento.   

I sepolcri e le tombe, come segno che impedisce che cali il silenzio, attestano la sfida alla morte. Sono lì quasi per assicurarci che qualcosa resta di noi: il ricordo, la fama, l’affetto dei familiari. Lo stesso materialismo filosofico che vuole, a tutti i costi, cancellare l’angoscia della morte, fallisce nel suo tentativo. Ricorre alla memoria come un punto fermo, quasi per far vivere tra i posteri chi ormai non c’è più. Il paradiso dei materialisti sta nel ricordo di alcune persone, quelle più famose. Non si capisce come mai i materialisti che dovrebbero far chiudere ai loro eroi il ciclo terreno con la consapevolezza che sono tornati alla materia da cui sono usciti, insistono nel tenerli in vita nell’immaginario collettivo.    

Il desiderio di vivere che tutti portiamo appresso può esternarsi anche nel rivivere i ricordi per assicurare una specie di sopravvivenza sia ai defunti sia ai viventi. Insomma, anche coloro che hanno tratteggiato il destino dell’uomo dalla culla e la tomba, non sono poi tanto tranquilli e rassegnati, anche se, qualcuno più fortunato avrà in sua memoria: una via, una tomba monumentale, una lapide marmorea che attesta virtù e meriti. Il desiderio di vivere è per tutti una spinta interiore che non ammette riduzioni.   

Siamo tutti attaccati a questa vita e chi non lo fosse dovrebbe sottoporsi ad accertamenti psichici…  Un amico che credeva nella sola residenza sulla terra mi disse: “Noi viviamo nei posteri, se abbiamo lasciato nella storia la nostra impronta”. Un mese dopo il suo funerale, solo la vedova e un figlio conservavano il ricordo. Il presente non basta a nessuno: vogliamo vivere, desideriamo infrangere il buio della morte tratteggiando nella nostra mente una scia di speranza. Le nostre capacità razionali, da sole, non sono in grado di sfondare quel “muro” per scorgere che cosa c’è oltre.   

Nessuno è tornato dal viaggio di solo andata per rivelarci come stanno le cose nell’aldilà. La sola Persona che è tornata o ha fatto tornare qualcuno, è ritenuta un mito, una leggenda da raccontare ai bambini. Mi convinco sempre più che sia impossibile nascondere, evitare il pensiero della morte, se si vuole vivere ogni attimo intensamente. La morte ci fa valorizzare il tempo e mettere, in ogni attimo: affetti, desideri, gesti di bene.