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TUO FIGLIO SI SBRONZA

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Bisogna farci caso, guardarsi attorno per accorgersene.  Fermarsi ad osservare i ragazzi e le ragazze che ci circondano. Leggere dentro quella euforia eccessiva, quegli sguardi un po’ persi. E poi guardare con più attenzione i loro gesti, ascoltare le loro parole per saperne di più su questa nuova “generation drink”. Farci caso quindi per accorgersi di vivere in un’epoca ebbra, in un mondo in cui lo sballo abbonda. Soprattutto si diffonde fra i giovani e giovanissimi.

L’aspetto più inquietante è che l’età è sempre più bassa. Si debutta con l’alcol a 12 anni per i maschi e a 13 per le femmine. Tutto serve per uscire di testa: birra per iniziare, superalcolici, bevande imbottigliate a base di agrumi o succhi di frutta, dal gusto gradevole e dalla pericolosità insospettabile a causa della loro alta gradazione alcolica. Purtroppo, una delle tendenze del mercato, è far iniziare i ragazzini durante il divertimento in maniera apparentemente soft, per poi portarli alla dipendenza. In Italia, in questi ultimi anni, si sta diffondendo tra i giovanissimi lo “sballo etilico” tipico del nord d’Europa.

Ma perché gli adolescenti si sbronzano? Per noia e voglia di trasgressione. Hanno l’impressione di rompere le regole e dire: ci siamo anche noi, un po’ diversi da voi adulti. Poi per spirito di gruppo: l’appartenenza a un gruppo a un ambiente è deleteria in questo campo. Molti ragazzi e ragazze, inoltre, arrivano a pensare che sballarsi sia normale. Osserviamo che cosa succede, dove i ragazzi vivono la loro vita di ogni giorno: a scuola, nei locali degli happy hour, nelle piazze e discoteche. 

Il gruppo dei ragazzi è compatto si sposta, sceglie il locale dove è costume bere, fumare qualche “canna”, avere in mano un cocktail o qualche pastiglia d’ecstasy e l’irrinunciabile cocaina.  I ragazzi in gruppo sviluppano le loro passioni e mode, trascorrono le notti sballati, condividono esperienze in comune. Quando gli interessi si svuotano di valori è facile che il gruppo diventi “branco” e segua riti pericolosi e perversi, dettati dalla noia e dall’insoddisfazione interiore. Il  “branco” sceglie uno spazio circoscritto, “quasi sacro” dove compiere il gesto, l’azione senza razionalità.  Di solito, si attiene a un copione di abitudini condivise da tutti: i pub, le discoteca, le pastiglie di ecstasy, le corse in moto o in auto, oppure le interminabile ore passate in isolamento con i cd. In questi casi, non si tratta di divertirsi diversamente dagli adulti, ma di voler scegliere uno svago che va oltre certi limiti e pone questi soggetti in condizione d’emergere, di contrapporsi a qualcosa o qualcuno.

Il campanello d’allarme dovrebbe squillare soprattutto per i genitori quando ci fossero aspetti realmente preoccupanti collegati a comportamenti sciatti, prepotenti, maleducati che danno seguito a stati di apatia, disinteresse per tutto, sonnolenze anomale, reazioni violente.Sembra che i genitori non diano tanta importanza allo sballo dei loro ragazzi e ragazze… Anche se la mente turbata dall'alcol, dalla droga, può perdere l'autocontrollo, accusare in sé scompensi psichici, causare aggressività e incidenti mortali. Sembra di trovarci spesso di fronte a giovani che apprezzano tutto, meno che la salute fisica e mentale.  

Nessuno possiede la ricetta giusta per prevenire lo sballo etilico giovanile che determina violenze, aggressioni, maleducazione e stati comatosi. I genitori, gli insegnanti, i sacerdoti devono informare i ragazzi sui rischi che incorrono, ma soprattutto attendere alla loro maturità, un compito difficile ma necessario. Le famiglie, le scuole, i club giovanili, gli oratori, inoltre, bandiscano dall'educazione il permissivismo dilagante. E poi (so d’infastidire qualcuno) perché non si vieta la distribuzione degli alcolici ai minori, non solo nei bar, negli oratori, ma soprattutto nei supermercati?  Tutti vediamo uscire da questi empori minorenni con lattine di birra e altri alcolici…

Evviva il consumo, anche della testa però. Certamente, i politici devono legiferare in merito e in fretta. Tuttavia, ci vuole maggiore responsabilità e maturità da parte dei genitori di fronte a un ragazzo che si sbronza. E’ utile porgli questa domanda: “Tu perché vivi?”. “Quali sono i motivi che ti danno la gioia di vivere?”. Certo, i genitori devono far sentire i figli importanti, vivi, parte di un progetto. E poi devono finirla di difenderli, giustificarli in tutto. Il permissivismo educativo è il “tumore” più diffuso: azzera i sentimenti, annulla il senso, genera dei campioni d’egoismo.